Le news me le leggo offline
Oggi, in treno, prima prova sul campo di Google Gears, l’estensione di Mountain View che permette di utilizzare via browser alcune applicazioni Google anche offline. Per ora, come è noto, funziona solo con Google Reader, l’aggregatore Rss del motore di ricerca.
Tutto quello che è necessario fare è scaricare Google Gears. Dopodiché, ogni qualvolta si voglia utilizzare Google Reader quando si è disconnessi, basta dire all’applicazione di effettuare il download dei feed fino quel momento scaricati (massimo 2000). Da lì in poi quelle news saranno disponibili sul browser anche senza bisogno di connessione internet.
I feed sono offerti esattamente come sono stati scaricati, sistemati nelle cartelle a cui sono stati originariamente assegnati, come se si fosse attaccati alla rete. Possono essere re-taggati e classificati in varie “categorie” . Quello che non si può fare, visto che nella modalità offline alcune funzionalità sono disattivate, è cancellare abbonamenti o cambiare le cartelle di destinazione dei feed di una determinata testata. Non è nemmeno possibile utilizzare la funzione “mark all as read”, che consente di segnare come “letti” tutti i feed in una cartella. Nonostante queste limitazioni, il sistema funziona e sembra davvero prezioso.
Il passo avanti dal punto di vista del servizio all’utente è dunque chiaro: l’informazione a portata di mano, sempre. Anche se proprio questo passaggio rende ancora più dolente un antico tasto che riguarda gli Rss. Come è noto, molti feed, per scelta degli autori, non presentano l’articolo intero, ma solo il titolo e le prime righe. Per leggere tutto il pezzo è necessario andare sul sito. Operazione che offline, ovviamente, non si può fare. Risultato: bisogna accontentarsi di quel poco che spesso viene offerto.
Molti autori, comprensibilmente, non desiderano vedere il sito “cannibalizzato” dai propri Rss. I click portano pubblicità e fino a che le testate non avranno un incentivo economico a pubblicare tutto il contenuto nel feed, evidentemente, non lo faranno. Fino a che gli inserzionisti non pagheranno adeguatamente la presenza di un logo, di un banner, di una pubblicità testuale (e contestuale) all’interno del feed le testate non si risolveranno a regalare tutto il contenuto e continueranno a vedere l Rss come un flash per allettare il lettore piuttosto che come una effettiva distribuzione di contenuto.
Dopo tutto, la presenza del proprio brand all’interno di un feed dovrebbe essere considerata un premium dal momento che permette di raggiungere, a casa sua, un abbonato, cioè un lettore fidelizzato e sicuramente interessato all’argomento. Ma evidentemente i meccanismi di monitoraggio degli Rss non sono ancora abbastanza sofisticati da offrire agli inserzionisti adeguate garanzie.
Anche se, a ben pensarci, quel giorno potrebbe non essere troppo lontano. I 100 milioni di dollari spesi da Google per acquistare Feedburner, dopo tutto, vanno considerati un investimento in quella direzione.

avevo letto in giro del nuovo servizio offerto da google, ma questo è il post più chiaro ed esauriente! complimenti!
saluti
Commento di giovanni — 6 Giugno , 2007 @ 11:20 am