La ricerca dell’identità
All’interno del suo ragionamento sull’importanza dei dati per comprendere il fenomeno del Web 2.0, Tim O’Reilly ha fatto esplicitamente il nome di Spock, un servizio ancora in fase di beta “riservata”, sul quale tuttavia non si è dilungato.
Per fortuna, ieri VentureBeat ne ha parlato diffusamente offrendo anche alcuni screenshot del progetto. Si tratta, dunque, di un search engine che punta a specializzarsi sulla ricerca di informazioni sulle persone, permettendo poi di classificarle all’interno di un profilo individuale.
L’esempio di Spock permette di dare maggiore concretezza alla posizione di O’Reilly. In questo caso, se utilizziamo la prospettiva suggerita dall’editore, l’iniziativa punta a rendere disponibile, o almeno più facilmente accessibile, una classe di informazioni sempre più richiesta in Rete: quella che riguarda i singoli individui, la loro vita, le loro imprese. L’obiettivo è soddisfare un bisogno crescente degli utenti attraverso ciò che, in ultima analisi, altro non è che un’ulteriore base di dati. Rispetto a questa Spock tenta di accreditarsi come il punto di riferimento della Rete. Esattamente come eBay lo è per il mercato dei beni di seconda mano.
Una sfida tanto ambiziosa quanto di non facile realizzazione tecnica. Come è dimostrato implicitamente dal ricorso al crowdsourcing per la messa a punto di un sistema che aiuti il motore di ricerca a distinguere le identità laddove ci siano omonimie. In palio ci sono 50 mila euro.
