La ricchezza della rete dipende da noi. Intervista a Yochai Benkler
Le reti portano ricchezza. Non solo economica ma anche sociale e culturale. Le reti generano autonomia e libertà. Le reti ci regalano una sfera pubblica più inclusiva, articolata e meno soggetta all’influenza del potere statale ed economico. Le reti, insomma, offrono la possibilità di una società migliore. Ma appunto, è bene ripeterlo, si tratta solo di una possibilità. Perché il compito di realizzare la promessa spetta poi, concretamente, a noi. La storia, si sa, è un campo di battaglia, dove non c’è nulla di inevitabile e molto dipende dalle azioni degli individui, meglio se organizzati. I quali, per sapere come comportarsi, devono conoscere i concetti che regolano una questione, e avere degli strumenti per valutarlo in termini di bene, male, meglio, peggio.
The wealth of networks (La ricchezza della Rete) di Yochai Benkler, in uscita anche in Italia per le Università Bocconi Editore, vuole offrire questi strumenti. E lo fa scegliendo la strada del rigore e dell’analisi , anche a scapito della piacevolezza della lettura, in un testo in cui la qualità dell’argomentazione e la mole di dati che si chiedono all’accademico si sposano felicemente alla passione dell’attivista. Qui di seguito un’intervista che ho fatto a Benkler uscita giovedì scorso sul manifesto.
Stato e mercato non sono più soli. I due grandi rivali del Novecento hanno trovato in questo inizio di millennio dei nuovi enigmatici avversari. Sono milioni di individui interconnessi grazie alle nuove tecnologie che operano oltre il governo e fuori dall’impresa lasciando perplesso più di un economista. Non agiscono per motivazioni esclusivamente pecuniarie, eppure sono capaci di dare vita a nuovi business (si pensi al software open source). Sono mossi per lo più da passione, eppure in grado di offrire beni e servizi a milioni di persone (per esempio, Wikipedia). Non posseggono rotative, televisioni e studi di posa, ma stanno trasformando il mondo dei media (accade con i blog e varie forme di giornalismo dal basso).
Fino a poco tempo fa, nessuno si era preso la briga di dare una spiegazione teorica soddisfacente a questa “terza via”, che non ha niente a che fare con Tony Blair ma è caratterizzata dalla cooperazione diffusa. Mancava uno sguardo d’insieme che analizzasse in modo rigoroso le ricadute economiche, sociali e culturali dell’azione di queste masse. A colmare la lacuna ci ha pensato Yochai Benkler, giurista della Yale University con un libro di 500 pagine intitolato The wealth of networks (La ricchezza della Rete). Un tomo ricco di argomenti filosofici, economici e giuridici dove i cooperanti digitali diventano i protagonisti dell‘economia dell’informazione a rete. (continua…)





