Un altro sport è possibile?
Visto con i miei occhi. Sabato 3 febbraio, stadio Flaminio, Italia-Francia, partita di rugby del 6 Nazioni. Dopo una trasformazione dei galletti la palla finisce in curva sud nelle mani di un gruppo di ragazzini. Gli adolescenti non restituiscono immediatamente l’ovale. Ci giocano, si guardano divertiti ed eccitati. Forse, abituati ai costumi delle partite di calcio, meditano di tenersi il trofeo e portarselo a casa. Senonché, tempo 20 secondi, tutto il resto della curva comincia a rumoreggiare, e a suon di urla e insulti, “invita” i ragazzi a restituire la palla agli addetti del campo che la stanno reclamando. Detto fatto. Un po’ di pressione sociale e i giovincelli hanno imparato in tutta fretta una lezione.
Quando, in giorni di rugbymania, si parla di una diversa cultura sportiva di cui questo sport è portatore, si parla di cose semplici e concrete come questa. Una dimostrazione spiccia che un altro modo di vivere lo sport è possibile e può essere insegnato senza troppa fatica a chi ci si avvicina per la prima volta.
Come scriveva Peter Freeman sul manifesto di ieri, “il rugby è una grande occasione per un paese privo di una cultura sportiva degna di questo nome”.
Senza dimenticare però che la strada da fare per coglierla, questa occasione, è ancora tanta.
Calcio e rugby restano due mondi che non comunicano. A luglio, conquistata la quarta Coppa del mondo, lo slogan più gettonato nelle piazze tricolori era «la mamma di Zidane è una puttana». Simon McDowell, il television match official che a tempo scaduto di Francia-Scozia ha assegnato ai transalpini una meta più che dubbia, condannando così l’Irlanda, è irlandese anche lui. Del nord, pensate un po’. Nessuno si è permesso di metterne in dubbio l’onorabilità.

speriamo di poter imparare dalla cultura rugbyana
Commento di abel — 21 Marzo , 2007 @ 7:23 pm
un articolo molto interessante:
un altro sport e possibile/
Trackback di diaspora — 21 Marzo , 2007 @ 10:17 pm
Sarebbe bello che i media seguissero il rugby o qualsiasi altro sport (calcio a parte ovviamente) anche quando l’Italia non vince nulla. Forse allora si potrebbe davvero parlare di una cultura sportiva che cambia
Commento di marco — 22 Marzo , 2007 @ 9:04 am
tutto ciò è bello e mi viene da pensare che accade perchè c’è una profonda cultura di sano agonismo sportivo e poco business.
Però vedere l’italia (alla tv) mi sono divertito.
Commento di babilonia — 23 Marzo , 2007 @ 9:01 am
ciao, mi sono permesso di citare il tuo articolo qui: http://punto-sport.forumfree.net/ , ovviamente riportando la fonte…
no, un altro sport non è possibile… nel senso, per cambiare il calcio e il tifoso ci vorrebbe una rivoluzione, un giro di vite, che però è solo utopico…
piuttosto, cerchiamo di salvaguardare la genuinità di altri sport, come il rugby, tra tanti, ma ce ne sono altri… cerchiamo di tenerceli così come sono, non permettiamo ai media e ai cretini di rovinarceli…
come???
facendo quello che si è fatto in 100 anni, rispettando l’avversario, che è solo una persona che tifa colori diversi ma che segue la stessa passione.. e se possibile, invitarlo a bere, sia da sconfitti che da vincitori, e a ruoli invertiti, accettiamo di andare a bere con l’avversario..
lo sport deve rimanere passione, non può passare ad essere una fede che porta al fanatismo…
ciao, omar
Commento di omar — 20 Agosto , 2007 @ 10:16 am
Ciao, sono in partenza per Dublino per andare a vedere Irlanda vs Italia. Non vedo l’ora. Mi serviva una bella foto per il mio blog e mi sono permessa di usare quella qui postata. Citerò questo blog come fonte della foto, ma mi piacerebbe poter citarne l’autore, se possibile. Grazie.
Commento di Barbara — 30 Gennaio , 2008 @ 8:10 pm
è possibile ovviamente.
e buona partita!
Commento di raffaele — 31 Gennaio , 2008 @ 10:17 am