I Mapuche contro Bill Gates

A chi appartiene una lingua? Secondo Reuters, è questa la questione dietro la contesa tra Microsoft e i Mapuche, popolazione indigena sudamericana che in Cile protesta contro la decisione di Bill Gates di commercializzare una versione di Windows in Mapuzugun, la loro lingua madre.
Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa, i Mapuche accusano Microsoft di “pirateria intellettuale” per avere utilizzato la lingua indigena senza il loro permesso e si oppongono così a una iniziativa con cui l’azienda contribuisce, parole sue, ad “aprire una finestra così che il resto del mondo possa accedere alla ricchezza culturale di questo popolo indigeno”.
Ma i Mapuche, che Reuters definisce “famosi per la loro ferocia”, non sembrano gradire tanta generosità, anche a rischio di subire la reprimenda di “molti cileni” che “ritengono assurdo” da parte loro “reclamare i diritti intellettuali sul linguaggio”.
Eppure, sempre stando all’articolo, quel che fa arrabbiare i Mapuche pare essere soprattutto il fatto di non essere stati coinvolti nell’inziativa. Microsoft e il Ministero dell’educazione cileno, prima di procedere alla traduzione del software, hanno infatti insediato un comitato di studi senza però chiedere il permesso dei nativi, senza invitarli e senza consultarli in proposito.
Si tratta dello stesso governo, fra l’altro, con cui, leggo sempre su Wikipedia, i Mapuche hanno tradizionalmente rapporti tesi e a cui chiedono, senza successo, di far diventare il Mapuzugun lingua ufficiale dello stato accanto allo spagnolo.
Il punto, insomma, per quel che mi è dato di capire dall’articolo, potrebbe anche non essere l’astratta questione se i Mapuche (o qualunque altro popolo) ha i diritti di proprietà intellettuale sulla sua lingua (problema che, così impostato, suscita facilmente il sorriso ironico dei cileni non Mapuche e non solo) . Potremmo cioè invece chiederci se è giusto che un governo ostile, per suoi interessi propagandistci, e una multinazionale, per suoi interessi economici, traggano vantaggi da una decisione che hanno preso senza coinvolgere gli interessati e senza concordare con essi una spartizione equa degli eventuali benefici.
Sempre, ovviamente, che le cose siano andate così come le racconta Reuters (che sull’argomento per ora è la mia unica fonte).
UPDATE: di questa cosa ne parla anche PeaceReporter con un pezzo che, mi segnala via mail l’autore, Alessandro Grandi, è uscito un paio di settimane fa su Left e dunque si sofferma più sulla notizia e le politiche di Microsoft nei confronti delle lingue indigene che sulla protesta dei Mapuche.

[...] I Mapuche in Cile reclamano la loro lingua, il Mapudungun, contro la Microsoft, colpevole di aver commercializzato un Windows nel loro idioma. Ne parla oggi esaurientemente il mio amico Mastro, e quindi non aggiungo altro sulla questione. Vorrei tuttavia segnalare come sia sempre più diffuso e deciso il tentativo, da parte delle popolazioni indigene, di rivendicare (e in molti casi recuperare quasi del tutto) la propria identità. [...]
Pingback di Indigeni alla ribalta « FreddyBlog — 24 Novembre , 2006 @ 7:47 pm
ciao
sono d’accordo, il problema è che i mapuche avrebbero bisogno di ben altri aiuti, che del software di microsoft…
Commento di ergo — 21 Marzo , 2007 @ 4:32 pm