mastroblog

15 Novembre , 2006

Fai quel che dico, non fare quel che faccio

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 7:17 pm

youtube.gifMentre Google mette da parte 200 milioni per far fronte a eventuali questioni legali relative al copyright dei contenuti presenti su YouTube, il sito di video più popolare del pianeta se la prende con il celebre blog TechCrunch. L’accusa? Avere messo a punto un tool con il quale è possibile scaricare sul proprio Pc i video presenti sul sito da poco acquisito dal motore di Mountain View.

Secondo quanto afferma TechCrunch, nella lettera di diffida YouTube sostiene che le condizioni di uso del servizio “consentono l’accesso ai video solo tramite le funzionalità del sito di YouTube attraverso streaming via Web, e non permettono il download del video”.

Il blog ha buon gioco però a far notare come nelle stesse condizioni d’uso sia presente una frase in contrasto con l’affermazione presente nella missiva:

“If you download or print a copy of the Content for personal use, you must retain all copyright and other proprietary notices contained therein”.

Insomma, non tutto è chiaro. Come non è chiaro se questo sia solo un involontariamente ironico incidente di percorso, oppure il segno di un nuovo corso, in una parola, il segnale inviato da Google, attraverso una lettera ad un blog influente, al mondo dei titolari dei diritti sui contenuti. YouTube, è questo il senso messagio, si impegna d’ora in poi a stare ben dentro i confini della legalità e a evitare ogni ambiguità.

UPDATE: pare che YouTube sia vicina a stringere il suo primo importante accordo con una lega professionistica dello sport americano: la Nhl, il campionato di Hockey che si è già accordato, recentemente con Google Video. Secondo PaidContent, la strategia di MountainView potrebbe essere la seguente: clip da condividere su YouTube e download a pagamento su Google Video, con promozione dei prodotti incrociata.

3 Commenti »

  1. e’ chiarissimo, invece; non si tratta di tanto di legalita’ o meno, quanto di un assunto ben piu’ antico: youtube NON e’ un vero sistema di condivisione, non fa parte del web 2.0, non ha mai consentito agli utenti di scaricare i video, ma soltanto l’upload, poi vincolandoli con quell’user agreement

    non a caso, da tempo circolano delle utility per consnetire, appunto, di scaricare i video — coem invece fanno apertamente altri siti (da revver, flickr, blip.tv, perfino a google video, in parte)

    e non a caso, questa se ne parla da tempo in vari siti-blog, dove youtube viene definito a ragione un “fake sharing site”

    ne hanno parlato joi ito, jd lasica e anche lessig, ovviamente, e quest’assurda pressione legale contro techcrunch non e’ altro che l’ultima goccia…

    Commento di berny — 18 Novembre , 2006 @ 12:07 am

  2. ciao bernardo, grazie del commento, innanzitutto (era un po’ che non ci si sentiva: meno male che ci sono i blog!).

    sono d’accordo con te (e con lessig) nella proposta di definire il web 2.0 in modo che vi siano inclusi solo siti e servizi che consentono la ridistribuzione del materiale che ospitano e che ricevono dagli utenti. mi pare, fra l’altro, che sia un approccio che permette di fare un salto in avanti nelle, spesso sterili e puramente “mediatiche”, discussioni sulle definizioni dei fenomeni della rete.

    se accettiamo questa impostazione, sì, come ha detto lessig (e riporti correttamente tu), youtube non dovrebbe essere considerato, a rigore, un servizio 2.0 e dunque il suo comportamento con techcrunch non dovrebbe stupire: discende dall’impostazione stessa del servizio.

    va aggiunto, se non ricordo male, che lessig propone questa definizione in chiave non tanto morale, quanto economica: i servizi di contenuti generati dagli utenti che non di aprono alla condivisione e alla circolazione non sfruttano del tutto le potenzialità dell’economia della rete (potrei sbagliarmi, sono di fretta, fuori di casa, e dunque cito a memoria). insomma, più che immorale il loro comportamento è poco conveniente dal punto di vista del loro interesse economico.

    detto questo, forse hai ragione tu: è molto più chiaro di quanto non appaia a me. resta però che ci troviamo di fronte a un piccolo cambio di rotta. da una parte si passa alle vie di fatto (lettera di diffida) e contro una vittima che garantisce molta notorietà all’evento (avrebbero anche potuto continuare a tollerare la diffusione delle utility), dall’altra, come scrivi tu nel tuo post ci sono, “le recenti rimozioni di clip caricate sul sito dagli utenti per infrazioni al copyright, con annunci di ulteriori restrizioni in arrivo”.

    Insomma, forse, per quanto riguarda Google (e YouTUbe) la fase 2 è cominciata. e sembra passare da una politica più restrittiva (e aggressiva) sul fronte copyright che rassicurare i titolari dei diritti d’autore con cui si deovono stringere accordi.

    però, chissà, se ha ragione lessig, non è detto che in corso d’opera non si cambi rotta nel momento in cui si accorga che questa strada porta più danni che benefici. ma questo dipende anche molto dalle reazioni della comunità dei blogger che, come segnali, non l’ha presa molto bene. non resta, per ora, che attendere.

    Commento di Raffaele Mastrolonardo — 18 Novembre , 2006 @ 2:11 pm

  3. certo, puo’ darsi che la pressione degli utenti faccia cambiare rotta di nuovo, e’ successo, ma il punto e’ che questa scelta “univoca” di youtube e’ stata tale fin dalla nascita, e l’arrivo di google direi che la restringera’ soltanto, e’ nell’ordine delle cose quando diventano sempre piu’ enormi e con tanto successo e soldi, IMHO

    il fatto e’ che la gran parte degli utenti, e i big media, non sembrano accorgersi di queste dinamiche, e neppure di quelle che, appunto, lersiig e qualcun altro si sforzano di delineare

    e quindi, di nuovo, tutto (o quasi) sta a noi: stare attenti a quali sistemi usiamo, sul PC e online, se vogliamo dare $$ ed energie a pacchetti proprietari e/o chiusi, se voglaimo davvero far pesare le nostre scelte….

    perche’ poi, alla fin fine, tutti questi sistemi si poggiano su noi utenti, come paganti o partecipanti, e potremmo sempre decidere di emigrare altrove: la scelta (e la liberta’ di scelta) non mancano, giusto? :)

    Commento di bernardo parrella — 18 Novembre , 2006 @ 4:34 pm

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