Il ciclismo e la responsabilità dei media
Avvertenza: post lungo e un po’ pedante
Una notizia pubblicata sulla Repubblica di oggi (ripresa dal sito del settimanale Der Spiegel) , riporta che Ard, la prima rete pubblica tedesca, ha deciso di non trasmettere in diretta il Giro di Germania. La motivazione, secondo quanto riporta l’articolo, è che la pratica del doping nel ciclismo è così diffusa che la diretta servirebbe a dare “il massimo risalto non più a un evento del grande sport popolare, ma a un esempio negativo, a scelte riprovevoli sul piano etico”.
Guardando (sempre meno, per la verità) il ciclismo mi sono sempre chiesto in effetti quali problemi comporti per i colleghi che seguono le gare il fatto di sapere che la competizione è alterata dal doping, come quasi sempre si dimostra a posteriori. Mi domando (con curiosità sincera e senza moralismo, giuro) come gestiscano il fatto di scrivere, appassionarsi, fare del lavoro di qualità su qualcosa che hanno la quasi certezza che sia in qualche modo “falsa” e il cui risultato finale viene spesso modificato a tavolino.
Certe volte ho l’impressione che la copertura mediatica del Giro o del Tour sia un po’ una grande messinscena dove attori (i corridori e il loro staff), registi (i media) e il pubblico (lettori e telespettatori) decidono, come al cinema, di sospendere l’incredulità e di fare finta che tutto si svolga regolarmente. Salvo poi indignarsi quando il trucco è smascherato e dall’alto dello schermo, nella scena clou, spunta un microfono.
Mi sono spesso domandato se non sarebbe opportuno chiudere (o aprire) ogni articolo, ogni servizio, ogni approfodimento sul Giro e sul Tour con un avvertimento, che suoni più o meno così: lo spettacolo avvincente che vi stiamo raccontando potrebbe anche essere falso. Non abbiamo le prove, ma abbiamo abbastanza elementi per sostenere che potrebbe essere così. Continuate a leggere (o guardare) sotto la vostra responsabilità.
Chissa’, forse si potrebbe fare un discorso analogo per Telecom Italia e le sue vicissitudini societarie. Nel raccontare le giravolte strategiche del gruppo in questi anni, non ci sarebbe stata bene in calce a ogni singolo articolo una postilla di questo tipo: alla base la vicenda di cui vi raccontiamo ci sono due fatti, l’alto indebitamento della società e una catena di controllo molto debole, che condizionano tutte le scelte, e che quindi non sempre sono dettate da pure ragioni di business?
Molta insoddisfazione del pubblico nei confronti dei media tradizionali nasce anche da questa pretesa di raccontare eventi importanti facendo “finta di niente” (il doping in un caso, i nodi di Telecom nell’altro). Il successo di Beppe Grillo (pur con tutti i suoi limti) deriva anche dal fatto di colmare questo deficit. Dall’essere la postilla al racconto dei media tradizionali, dal battere ossessivamente (e non sempre centrando il bersaglio) sull’anello mancante della narrazione mainstream agendo sempre un po’ come il bambino della favola del re nudo. Una delle funzioni sociali dei blog nel loro complesso, dopo tutto, è proprio questa.
In tutto questo la decisione di Ard, che rinuncia a raccontare e rinuncia così all’audience, mi pare una significativa novità. C’è una rete televisiva che rompe il muro di finzione e sceglie, in nome di una valutazione del proprio ruolo nella società, di non dare enfasi a un evento. Perché non intende soltanto fare informazione, ma si chiede perchè farla e come farla, che sono poi, mi pare, le questioni alla base del post di Luca De Biase che si domanda “come si arriva a un sistema dei media che riesca a dare la giusta importanza alle storie?”. E conclude con un primo tentativo di risposta: “Al di là delle lotte di sistema sull’organizzazione dei media occorre cominciare a porre anche il tema della qualità dei contenuti”.
Per quanto riguarda la qualità dei contenuti, l’abolizione dell’atteggiamento del “fare finta di nulla”, mi pare sia un punto cruciale: sia per la crediblità dei media e dei giornalisti, sia per la funzione che questi svolgono (o dovrebbero svolgere) all’interno di una società democratica.
E non dite che non vi avevo avvisato…

beh raffo ma la sospensione dell’incredulità non è forse l’unico atteggiamento possibile oggi di fronte alla totale messa in scena dell’esistenza? rileggiamoci beckett autore profetico più che surreale.
Commento di bruno lizzio — 27 Ottobre , 2006 @ 8:42 am
fore hai ragione, ma questa sospensione deve essere “aiutata” dalla messa in scena. nel caso del cicismo (che non è il wrestling) mi pare che si stia superando il limite oltre il quale restare increduli diventa molto difficile. a meno di non riscrivere le regole o di cambiare la rappresentazione.
Commento di Raffaele Mastrolonardo — 27 Ottobre , 2006 @ 10:10 am
lodine
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Trackback di lodine — 3 Febbraio , 2007 @ 2:48 pm