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20 Ottobre , 2006

Fat city

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 6:37 pm

052020657601_aa240_sclzzzzzzz_gif.jpgNiente tecnologia, niente internet oggi. Sono saturo. Preferisco accennare a un libro che ho appena finto: Fat city di Leonard Gardner, la storia di due pugili spiantati, Billy Tully e Ernie Munger, che si dividono tra allenamenti, incontri di terz’ordine, lavori a cottimo. Il tutto in un’atmosfera che trasuda fallimento, dove anche le (poche) vittorie sul ring si tramutano in sconfitte della vita e la redenzione non è contemplata.

Momento top: il capitolo in cui è descritto l’arrivo in città dello sfidante di Tully. Un vecchio professionista del ring che, a differenza dei due protagonisti, usa la boxe con estrema conscienza e il suo corpo come una macchina da salvaguardare il più possibile per guadagnare soldi. E’ forse la figura complessivamente più positiva del libro, l’unica che sembra avere superato una certa soglia di consapevolezza, di essere l’unica in grado di controllare gli eventi (anche quelli negativi) e di non essere del tutto prigioniero dei propri demoni.

E’ uno di quei libri in di cui, per fargli un complimento, qualcuno direbbe che non è un libro sul pugilato, che il pugilato è una scusa per parlare d’altro. Invece no: è un libro sul pugilato e senza il pugilato, il suo ambiente, i suoi odori, la sua carica simbolica non riuscirebbe a raccontare la disperazione e l’ineluttabilità tragica di certe vite che vuol rappresentare.

John Huston ci ha tratto un film.

Nella mia biblioteca va a mettersi direttamente a fianco di The Harder they fall di Budd Shulberg e Una bella bistecca (A piece of stake) di Jack London.

13 Commenti »

  1. Lo leggerò. Comunque riflettevo…È difficile tovare un libro sulla boxe che sia un brutto libro.

    Commento di Luca — 20 Ottobre , 2006 @ 9:08 pm

  2. uno l’ho trovato ed è ispiegabilmente decantato da molti come un libro stupefacente: è “on boxing” di Joyce Carol Oates. ecco quello è, secondo me, il libro più finto che ho mai letto sulla boxe. scritto per celebrare tyson negli anni d’oro pretende di trovare nella profondità del pugile aspetti che sono evidentemente solo nella testa della scrittricie. a rileggerlo solo qualche anno dopo, quando tyson avrebbe intrapreso la strada del declino fisico, tecnico ed esistenziale fa quasi ridere. non troppo bello (seppur di ben altro spessore rispetto alla oates) è “il diavolo e sonny liston” di nick tosches, una biografia di liston. mi hai fatto venire voglia, luca: uno di questi giorni metto in fila la lista dei miei libri sulla boxe preferiti.

    Commento di Raffaele Mastrolonardo — 21 Ottobre , 2006 @ 12:44 am

  3. Dopo avere letto (a metà) ‘Una famiglia americana’ di Joyce Carol Oates non mi meraviglio che questa sia riuscita a scrivere un brutto libro sulla boxe. Il romanzo che ho tentato di leggere io era veramente il ‘mattone definitivo’.

    Commento di Luca — 21 Ottobre , 2006 @ 2:36 am

  4. luca, volevo segnalarti questa frase di Sanguineti a proposito di san giorgio di cui discutevamo l’altra sera (non c’entra un cazzo, lo so co la boxe, ma se non uso il mio blog per discutere con gli amici a che cosa mi serve?). comunque, nel libro-intervista sanguineti’s song a p. 186, si svolge questo dialogo che qui riporto:

    SANGUINETI: Oggi il rischio è che l’unica ideologia sia la fine delle ideologie. Che è un’opinione come le altre. Si può fare Moana Pozzi santa e stabilire su questa santificazione un sistema coerente di persuasione. Né più né meno che per padre Pio.

    GNOLI: Non ci vede una differenza ?

    SANGUINETI: Certo, ma mica è facile stabilirla visto che Moana e Padre Pio trovano un avallo nei fan o nei fedeli. Anche la fede è una faccenda di papaboy e papagirl con l’idolo che procede in papamobile.

    GNOLI: La chiesa può dal suo punto di vista promuovere un processo di santificazione che corrisponde a un suo criterio di verità.

    SANGUINETI: Ma non è detto che la trovi. Pensi a san Giorgio che è escluso dal calendario dei santi perchè dogmaticamente impresentabile.

    GNOLI: Impresentabile?

    SANGUINETI: Chieda a un teologo. Risponderebbe che i draghi non c’erano. Non può essere santo per carenza storica di draghi. San Gennaro non è mai esistito. La sua storia, il suo sangue, eccetera, è tutto inautetico. Che deve fare il codice ecclesiastico se non cancellarli? Ma poi guai a toccarli. E allora la chiesa tollera, assimila, consuma nel nome delle masse.

    Commento di Raffaele Mastrolonardo — 22 Ottobre , 2006 @ 4:32 pm

  5. Vedi che Sanguineti è preparato…Ma a va aggiunto o ricordato che, ben prima dell’imbarazzo per il drago, San Giorgio dava già fastidio alla Chiesa per quell’altra bazzecola delle tre resurrezioni: c’era già il decreto ‘Gelasianum’ o ‘Galesianum’ (non ricordo l’anno preciso, 400 e qualcosa, forse 500) che dichiarava apocrifa la ‘Passio Georgii’. E a quell’epoca mica erano postmoderni.

    Comunque, visto che mi hai sdoganato e che sono quasi le 5 del mattino, vibrerò un colpo memorabile alla serietà del tuo blog; e pongo una questione: nel famoso quadro di Paolo Uccello, il drago è un essere sauriforme di circa due metri d’altezza, dagli arti posteriori estremamente sviluppati e quelli anteriori quasi inesistenti (tipo canguro per intenderci). Se togliamo le tipiche ali medievali da ‘vispistrello’ di cui è dotato, questo drago potrebbe sembrare un’onesta ricostruzione di quello che la moderna o postmoderna mitologia chiama ‘velociraptor’. Mi domando donde traessero a quell’epoca l’immagine di una creatura simile, considerato che sauri di una tale forma a me non risultano (neanche di piccini, che poi li avessero ingranditi con la fantasia: la lucertola ad esempio sembra più un coccodrillo). In tutto ciò si tenga presente (sommamente) che Paolo Uccello, come tutti i pittori e in specie se grandi, aveva un temperamento lucido e analitico e non dipingeva le cose a c…
    E ti pongo un’altra questione, con la quale sferro il secondo, e direi mortale, colpo alla credibilità del tuo blog: perché i serpenti alati di cui parla Erodoto (li ricordi?), e dei quali egli sostiene aver visto cumuli di carcasse, tutti i commentatori si affannano a dire che li ha inventati di sana pianta? Io non ne ho mai capito la ragione. Si tenga presente che Erodoto (non come tutti gli storici) era molto preciso nel distinguere: 1) voci riportate da lui ritenute attendibili, 2) voci riportate da lui ritenute panzane (come quella che nel nord Europa vi siano notti che durano sei mesi, haw haw), 3) cose o fatti che ha veduto con i propri occhi. Smentire un uomo come Erodoto, e in questo caso dargli né più né meno che del cacciapalle, mi sembra un’offesa indegna e inumana (nel senso di inumanistico).
    Se non dovessi andare a dormire ti chiederei anche: l’hai mai vista la rappresentazione di un basilisco (o ‘bavalisco’ che dir si voglia)?

    P.S. Io preferisco ‘bavalisco’, come lo chiamava il Pulci.

    Commento di Luca — 24 Ottobre , 2006 @ 4:39 am

  6. ciao luca. a minare la credibilità del mio blog ci avevi già provato quando, in un commento al post sulla ehrenreich, avevi in modo subdolo e sottile messo in dubbio l’evoluzionismo e io non ho raccolto.

    ora ci riprovi, più esplicitamente, sostenendo che forse i draghi sono effettivamente esistiti e che quindi la decisione di declassare san giorgio è tanto più errata.

    non solo, chiami in causa erodoto, toccando un mio punto debole e sfidandomi implicitamente a dare torto a uno dei miei eroi.

    detto questo, sai come la penso. non abbiamo bisogno di ammettere la realtà fattuale (empirica, concreta) dei draghi per attestarne la realtà psichica e simbolica e le conseguenze di questa.

    se il culto di san giorgio e la passione popolare prevedeva l’uccisione del drago, allora - èpenso io - il drago esisteva nella coscienza dei fedeli ed era altrettanto reale (e potente) che se avesse calcato i suoli della terra in carne, ossa e sangue (probabilmente) freddo. così reale nella psiche collettiva del tempo, così potente (lui e san giorgio che lo uccideva) che i pittori potevano dargli forma e aspetto.

    insomma (e qui chiudo), tu commetti, secondo me, lo stesso errore della chiesa: neghi la potenza mistica e psichica di un simbolo riducendolo alla sua realtà fattuale. le autorità ecclesiastiche (per loro fini) declassano san giorgio trincerandosi dietro l’inesistenza empirica dei draghi (come se - e qui ha ragione sanguineti - tutti gli altri eventi della storia cristiana fossero, fattualmente accertati!). mentre tu, per salvare san giorgio, insinui che i draghi magari c’erano davvero. insomma assumi una posizione opposta ma speculare. io, invece, penso che l’eventuale realtà concreta sia irrilevante. e non per volgare materialismo, bada bene! spero di essermi spiegato.

    quanto al colpo basso su erodoto, avrei un po’ di cose da dire e qualche abbozzo di spiegazione. ma prima voglio rileggermi il passo e ora devo proprio andare.

    Commento di Raffaele Mastrolonardo — 26 Ottobre , 2006 @ 11:53 am

  7. Caro Mastro, intanto che rileggi il passo di Erodoto, approfitto del tempo (in modo subdolo e sottile) per sollevare qualche critica al tuo ragionamento sul rapporto mito-realtà. Intanto, va puntualizzato che il personaggio di San Giorgio, nella tradizione cristiana, non appartiene né alle categorie del simbolo (cui tu lo vuoi ascrivere) né a quelle del mito inteso romanticamente come coscienza collettiva; in queste categorie comincia a entrarvi soltanto quando se ne sia negata l’esistenza in un dato momento storico insieme alla realtà delle sue gesta. L’appropriata categoria in cui San Giorgio andrebbe inserito è quella dei ‘Santi’, che sono figure paragonabili agli ‘Eroi’ nella antica tradizione greca: sia per gli uni che per gli altri, e in entrambe le tradizioni, l’essere realmente esistiti ed avere agito ’su questa terra’ non è condizione opzionale…Ma queste cose non devo certo spiegartele. Il succo però è che, quando si tratta di tali figure, il discuterne l’esistenza non è affatto irrilevante, poiché si dibatte di qualcosa che appartiene alla loro essenza.
    Da tutto ciò si comprende come la Chiesa non abbia assolutamente sbagliato nel declassare San Giorgio una volta accettata (dalla scienza o dal sentire ‘moderno’ ;) l’inesistenza dei draghi e dichiarate essa stessa improbabili le gesta del santo. Quello che si può rimproverare alla Chiesa (o ai ‘teologi’ di Sanguineti) è piuttosto la facilità con cui si è fatta prona all’immaginario scientifico-positivistico. Se un giorno la Chiesa declassasse San Francesco a causa dell’inverosimiglianza fisica della trasformazione di se stesso in fuoco, o dell’inverosimiglianza etologica dell’episodio del lupo di Gubbio, non mi sentirei di sorprendermi se un cristiano restasse destabilizzato. Sulla scorta di ciò aggiungo una seconda, e più generale, obbiezione alla tua concezione della ‘irrilevanza della realtà concreta’ (la nota ‘Irrilevanza della Realtà Concreta Mastriana’, che in un manuale di filosofia sarebbe segnata in grassetto). L’obbiezione (la scrivo con due ‘b’, all’antica) è questa: il fatto che un avvenimento o una figura siano ‘reali nella psiche collettiva’ di un epoca non li equipara assolutamente alla realtà. E quando uso il termine realtà intendo questa non come ‘noumeno’, ma come il sentimento collettivo della realtà, con tutte le implicazioni etiche che ciò comporta. Faccio un esempio: se a un negazionista dei campi di stermino si obbiettasse che indifferente è l’esistenza o meno dei lager, tanto è ormai la potenza simbolica di quei luoghi del male assoluto da averli resi ‘reali’, non credo che un ebreo ne sarebbe soddisfatto. O sbaglio?
    Con ciò concludo il mio sottile e subdolo intervento.

    Aggiungo ancora una cosa, ché non resisto. Che mi dici del ‘Beowolf’? Ti pare normale che popolazioni dell’estremo Nord si siano inventate un drago, quando i soli rettili che avevano sottomano, se li avevano, erano qualche pallida e rattrappita lucertola? Non sarebbe stato più naturale immaginarsi, che so, un lupo gigante, o un orso colossale?

    P.S. Non è vero che metto in dubbio l’evoluzionismo, ma è vero che non accolgo incondizionatamente i deliri dei paleontologi: trovano lo scheletro di uno storpio, di un gobbo o di un nano e immaginano subito una nuova ‘tappa’ nell’evoluzione umana.

    Commento di Luca — 26 Ottobre , 2006 @ 4:37 pm

  8. fat city, il film, era superbo cupo e buio come il romanzo, non è male anche l’anno dell’uragano tra gli ultimi romanzi di boxe usciti.

    Commento di bruno lizzio — 27 Ottobre , 2006 @ 8:49 am

  9. Caro Luca,

    che i santi sono ascrivibili alla categoria degli eroi e che, come questi, c’è bisogno, in linea di massima, che siano effettivamente vissuti perché si verifichino fenomeni di culto e di celebrazione, siamo, in linea di massima (posso ammettere qualche eccezione…), d’accordo. Ci voleva un uomo particolarmente forte e coraggioso (mi verrebbe da dire bestiale) per dare vita all’epopea di un Ercole (così grande, e così remoto, da assurgere anche alla statura di semi-dio) o di Achille.

    Jim Morrison e Woytila?
    Lo stesso vale per i santi e - spero che questa incursione pop non mi valga l’accusa di post-modernità - per le icone contemporanee. Per Jim Morrison, ad esempio, celebrato in decine di pubblicazioni e per il culto che lo circonda, rinnovato ogni nuova generazione da adolescenti che riservano al cantante ampie porzioni delle pareti delle loro camerette. C’è bisogno di questa energia originaria, che scaturisce da una persona effettivamente in carne ed ossa per mettere in moto, secondo me, quei processi potentissimi che esaltano la psicologia collettiva e trasformano, secondo me, la realtà. Non mi sorprenderei se, dopo la sua morte, qualcosa di simile accadesse a Vasco Rossi, mentre già ora avviene per papa Woityla (che per i suoi seguaci, gli straordinari Papa Boys!, santo già lo era, da vivo: fra l’altro ieri sera al Tg 1 parlavano di un suo supposto miracolo).

    Pensa a tutti coloro che credono che Elvis Presley o Jim Morrison non siano morti ma vivano ancora; pensiamo a tutti i folcloristici episodi di imitatio Presley. Quanta energia doveva avere un uomo simile! Quale significato le sue gesta e i suoi messaggi per riuscire a dare ancora oggi un senso all’esistenza di così tante persone! Non possiamo immaginare che simili convinzioni, per ora solo in embrione, possano su scala più grande, portare alla convinzione collettiva di un fenomeno come la resurrezione?

    Proiezioni?
    Una volta messi in moto dagli atti effettivi di questi personaggi e dal loro carisma, i fenomeni di culto (soprattutto dopo la morte del soggetto) prendono una vita propria e si nutrono sempre di più (se sono effettivamente potenti e destinati a durare in quanto in sintonia con i bisogni spirituali di un’epoca, quando non di un’era) di elementi estranei. E più ci si allontana nel tempo dal periodo in cui questi personaggi sono vissuti, più il processo di amplificazione e di trasfigurazione aumenta. Su questi personaggi (o meglio sul loro culto) si innestano così le libere proiezioni di folle di generazioni che li arricchiscono nel tempo, attraverso raffinati e complessi meccanismi di passaparola, illusioni popolari, ratificazioni (spesso strumentali e, spesso, a malincuore) da parte di autorità spirituali, formazioni di canoni letterari, cristallizzazioni di tradizioni, etc.

    Così, mentre credo che Ercole abbia compiuto imprese straordinarie già nella culla, non penso che l’eventuale personaggio reale che ha dato spunto a Ercole abbia compiuto un’impresa del genere. Resta però che intorno a questa figura si è costruita una costellazione di fatti, imprese, leggende che si sono arricchite fino a raggiungere una dimensione mitica (e dunque, scusami, simbolica).

    Ora quando dicessi che l’esistenza di Ercole è “irrilevante” non lo direi (a me sembrava chiaro nel mio commento precedente, ma evidentemente no) per negare questa esistenza, ma semmai per affermare che quel che interessa di più a me (non ci posso fare nulla, ma è così) è proprio tutto quello che è stato appiccicato all’Ercole reale, che si è incrostato sull’eroe, fino a trasfigurare del tutto il supposto Ercole originario. E bada bene, non mi interessa per curiosità erudita, ma in quanto dice qualcosa sulla nostra tradizione, su di me, sui bisogni spirituali della nostra cultura e dunque su di me. Perché in fondo io penso che quel che chiamiamo fenomeno “religioso” consista in questo.

    Irrilevanza?
    E’ questo meccanismo e la sua portata antropologica e spirituale che mi interessa. Invece che “irrilevante”, forse, avrei dovuto dire “poco interessante” (sempre per me, ovviamente). Meno interessante, cioè, del processo di creazione del mito, e del mito stesso, dei tratti specifici con cui questo mito si è formato che sono, questi sì, dal mio punto di vista, significativi (e divini). Insomma, più si procede nel tempo più mi interessano i caratteri di questo mito a scapito dell’esistenza individuale che li ha originati. Con il personaggio che, in quanto ricettacolo di proiezioni successive, diventa sì, pian piano simbolo. Le gesta e il carisma degli individui reali si arricchiscono di aspetti che non riguardano necessariamente quello che costoro hanno effettivamente fatto e che diventa via via, dal mio punto di vista, più irrilevante. Non solo, arriverei a dire, sfidando la taccia di idealismo, che le stesse azioni reali sono significative e sono state realizzate e hanno colpito le menti dei contemporanei e dei posteri i quanto coerenti con il clima spirituale di un’epoca che le precede, le richiede e se e nutre fino a trasformarle.

    Illuminismo?
    Non penso, illuministicamente, che queste proiezioni siano senza significato, tutt’altro. Penso infatti che siano importanti i quanto nascono dalle profondità della psiche individuale e collettiva che vadano a pescare in recessi profondi del nostro cervello e della nostra storia evolutiva e che per questo siano tanto più interessanti (in quanto sono dentro anche la mia di psiche). In questo senso, i personaggi reali e le loro azioni sono significativi poiché attivano dei processi e dei fenomeni che già sono lì, da sempre (e per sempre?). Anzi, dirò di più, (di nuovo l’idealismo?) non posso escludere che santi ed eroi assurgano a questo stato mitico proprio perché sono a loro volta dominati, posseduti, da simili fenomeni psichici.

    Se il mito precede la realtà
    Sono, in questo senso, effettivamente figli di questi, sono lo strumento umano attraverso cui le figure mitiche emergono nella realtà. L’Ercole che si è cristallizzato nella tradizione con tutte le sue imprese precede l’Ercole reale, è il padre di quello reale, che è solo l’accidente (e infatti muore dimenticato, quel che sopravvive è l’Eroe), il tramite che viene usato per permettere al simbolo di diffondersi nel mondo umano, per venire in mezzo a noi e che, a distanza di tempo dalla morte, assume la forma vera, che è poi quella originaria.

    MI verrebbe da dire che questo è un processo di progressiva liberazione dalle sembianze umane, di progressiva ascesa al cielo (o discesa del cielo in terra). Mentre il corpo reale si decompone, il simbolo dell’eroe o del santo assume pian piano la forma vera e originaria, quella che prima era trattenuta necessariamente in modo imperfetto nelle sembianze umane.

    Controllo istituzionale
    Ora questi processi potenti che si innestano su (e forse precedono) le vite reali sono potenti e devono essere tenuti sotto controllo dalle autorità spirituali. Quando questo non accada c’è il rischio che si diffondano culti eretici. San Giorgio ne è l’esempio: un santo che risorge tre volte fa impallidire il Cristo. E se poi si permette anche di uccidere un drago, cioè di inserire nella mitologia cristiana creature che appartengono ad altre costellazioni mitiche (e rischia così di gettare discredito, attraverso il ridicolo sulla storia sacra) , si può dire che davvero ha passato il segno. Non conosco la storia di San Giorgio come la conosci tu, ma le ragioni per cui la Chiesa ha deciso di porre uno stop alla diffusione di questo culto mi sembrano chiarissime. E hanno poco a che vedere con la realtà effettiva dei draghi, mi pare, ma con la potenza di un culto scomodo che diventava troppo

    Ora, non so se sono riuscito, per il bene di questa discussione che chissà dove ci porterà, a chiarire la mia posizione. Non sarà filosoficamente corretta ma è quello che in sincerità credo (e che spero di poter affinare nel dibattito). Mi resta ancora, tra le altre cose, di spiegare da dove vengano allora i draghi (e l’Ercole, diciamo così, noumenico). Ma a questo dedicherà volentieri un altro commento, se sei d’accordo. Nel frattempo aspetto tuoi cenni. Un abbraccio.

    Commento di Raffaele Mastrolonardo — 2 Novembre , 2006 @ 10:40 pm

  10. /Users/marcograzia/Pictures/iPhoto Library/2006/11/03/IMG_7808.JPG

    Commento di marco — 7 Novembre , 2006 @ 7:22 pm

  11. Beh bella risposta la tua Mastro: sei un parolaio, come direbbe la mia fidanzata. Il punto è proprio quello che lasci insoluto alla fine: “Mi resta ancora, tra le altre cose, di spiegare da dove vengano allora i draghi (e l’Ercole, diciamo così, noumenico).”
    Non credo infatti che la chiesa o luca stessero dibattendo sull’esistenza di un supereroe chiamato San Giorgio. Un Clark Kent tutte e due lo ammettono (anche se con diversi poteri e per motivazioni socio-culturali differenti).
    Ma il punto è proprio capire se i draghi noumenici esitano o meno.
    Magari San Giorgio era uno sfigato che si faceva di funghetti allucinogeni, eppure si vede che le sue allucinazioni erano ben vivide se pure sul portale del duomo di ferrara erano rappresentate. E se è vero che sto lucertolone, un po’ canguro un po’ velociraptor lo vedevano da tutte le parti, pure dove di lucertole non ce ne sono, e tantomeno canguri.
    Mo’ è questo che devi spiegare e non rimandare ad un prossimo commento.
    Io metterei pure delle foto qui per documentare quello che dico, ma si può?

    ciao

    Commento di marco — 9 Novembre , 2006 @ 1:45 pm

  12. Ecco, ci mancava pure il grazia adesso a rimestare il dito nella piaga. come se questo blog non fosse abbastanza screditato…. ;-)

    ad ogni modo, il punto di marco (anch’egli filosofo, non bisogna dimenticarlo) è esatto. prometto che appena raccolgo un po’ di tempo e di energie mi cimento nel tentativo di spiegazione.

    il tema (da dove vengono i draghi?) è di quelli importanti, cavolo. merita adeguata riflessione. o no?

    PS: non so se le foto ci stanno nei commenti: hai provato a metterle usando l’html?

    Commento di Raffaele Mastrolonardo — 9 Novembre , 2006 @ 8:12 pm

  13. Caro Mastro, la new entry Marco Grazia è un grandissimo acquisto in questa discussione e me ne compiaccio (un saluto a Marco). Me ne compiaccio doppiamente dato che è manifesto ch’egli sta dalla mia parte; ed è sempre piacevole trovarsi due contro uno. Purtroppo, nel risponderti dovrò ripetere alcune cose che, come si suol dire, Marco ‘mi ha tolto di bocca’: vedrò di articolarle meglio. Intendo… non perché io abbia maggiori capacità di Marco nell’articolare i concetti, me per una mia superiore attitudine a sperperare tempo ed energie in discussioni oziose.

    Per quanto riguarda il paragone da te messo in atto tra figure d’eroi o santi come Eracle e S. Giorgo e stars della contemporaneità come Elvis e Woityla tendo allo scetticismo: passi per Elvis, ma Woityla…Personalmente, dubito che i secoli possano costruire granché partendo dalla fenomenicità del Karol noumenico. Innanzitutto mancano le gesta o le aristìai che dir si voglia, a meno di non includere tra queste l’affossamento della Teologia della Liberazione in Sud America e il fatto d’aver lasciato carta bianca a Marcinkus; che non è come uccidere un drago (a meno che non venga trasfigurato anche Marcinkus). Non si dimentichi poi che, a fronte delle tre resurrezioni di S. Giorgio, Woityla si è trascinato miserevolmente il Parkinson per vent’anni.
    Dicendo ch’io dubito della possibilità di simili trasfigurazioni e non che le escludo, ammetto però che, infine, uno stato di dubbio resta; quindi che concedo una effettiva possibilità che in futuro i nostri pronipoti si trovino sulla schiena un S. Karol. Bisognerebbe vivere qualche secolo per stabilire chi ha ragione. Né, se avrai ragione da morto, potrai gloriartene nell’al di là, dato che io sarò in Paradiso e tu in Inferno, cosa che ci impedirà di comunicare, a meno che io in cielo non goda d’uno statuto così speciale da permettermi di scendere agli inferi, come già fece l’arcangelo Gabriele.

    Per quanto riguarda il resto del tuo ragionamento, ammetto che ha un senso. A suo rinforzo, là dove dici che la morte del soggetto-eroe-reale è l’elemento che consente di liberare il mito in tutta la sua forza poietica, aggiungo che tale struttura è espressa nella forma stessa in cui, nel mito, si configura la parabola di santi ed eroi: l’eroe deve morire (e lo sa) per essere assunto in cielo e acquisire quella forma divina che gli compete. Invariabilmente ciò è accaduto a Eracle, a Edipo , ai Dioscuri o a S. Giorgio (il che potrebbe anche spiegare perché non sia resuscitato un numero indefinito di volte, già che c’era…). Ma queste cose le avevano già spiegate Jaeger e altri…quindi, nonostante le tue preventive proteste, devo tacciarti di Idealismo (che poi non è un grave insulto: sempre meglio che ‘parolaio’).
    Semmai, alla taccia di Idealista posso aggiungere quella di Cerchiobottista, giacché tu mi pare non voglia del tutto escludere l’elemento soprannaturale, cosa che il vero idealista non fa, essendo per lui insensato distinguere la natura da una sopranatura: ed infatti, rovesciandolo, l’Idealismo diventa facilente Materialismo, come Marx insegna. Spinoza, ch’era un protoidealista e un eretico, avrebbe concepito S.Giorgio, draghi e dinosauri tutti come idee inadeguate d’un qualcosa che è chiaro solo in mente dei, ma questo non è il tuo punto di vista, dato che affermi che santi ed eroi, nel loro tragitto verso la morte trasfiguratrice, sono posseduti da forze psico-poietiche già precedentemente esistenti pienamente, sebbene in potenza. La quale cosa mi riesce difficile da immaginare se non ammettendo l’esistenza di dèmoni: non che il fatto di per sé mi spiaccia, ma, per quanto ti riguarda, temo che finiresti ‘dalla padella alla brace’. Sarebbe poi interessante oggetto di disquisizione lo stabilire quando queste forze siano benigne e quando maligne, cosa che nell’evenienza d’una ipotetica trasfigurazione di Woityla mi farebbe propendere per il secondo caso. Ma non è questo il punto.

    Il punto è, come Marco ha fatto rilevare, che ‘resta da spiegare da dove vengano i draghi’; giacché, come tu stesso avverti, tutta la tua concezione non lo spiega. Ma quello che più mi sorprende è il fatto che tu ritenga se non ‘irrilevante’ comunque ‘poco interessante’ lo stabilire cosa effettivamente fossero queste creature. Sebbene tu abbia corretto il tiro, e si sia passati da una ‘Dottrina dell’Irrilevanza della Realtà Concreta Mastriana’ a una ‘Dottrina dello Scarso Interesse per la Realtà Concreta Mastriana’, la tua posizione mi pare resti ambigua e sia ha come la sensazione che, infine, tu cerchi di ’svicolare’; la qual cosa potrebbe apparire motivata dal fatto che ti trovi impelagato in una discussione sui draghi nata tra i commenti a un post su un libro di boxe e che vorresti ripristinare la dignità e la serietà dal tuo blog (che, per inciso è veramente bello). Siccome io so che non è così, prendo sul serio quanto affermi e mi chiedo: veramente ritieni così poco interessante stabilire se vi fossero creature fatte in foggia di rettili giganti che anticamente circolavano per il globo, seminando il panico tra le popolazioni e ingaggiando lotte con quegli audaci che provavano ad affrontarle? E i basilischi? Ricordo ch’erano un misto di rettile e d’uccello, della grandezza d’un tacchino: si muovevano velocissimi per le selve ed erano malvagi e velenosissimi, nonché plurisecolari. Bastava la presenza d’un basilisco (o ‘bavalisco’ come lo chiama il Pulci) per infestare un’intera regione, ché, come un’immensa tradizione scritta e orale riporta (ne parla anche Plinio), d’un basilisco difficilmente ci si riusciva a sbrogliare. Si può immaginare che le antiche comunità rurali, quando erano prese di mira da un basilisco, vivessero una situazione simile a quella che si vede in ‘Jaws’ di Spielberg. La tradizione narra anche delle epiche uccisioni e pietrificazioni di questi demoniaci animali…Beh, sarò bambino, ma io su questi ‘bavalischi’ (come mi piace questa parola!) una certa curiosità ce l’ho. E siccome a partire dall’Ottocento, in specie nelle selve tedesche, si sono cominciati a trovare resti pietrificati di quello che oggi viene chiamato ‘archeopterix’, e che è tremendamente simile a un ‘bavalisco’, questa curiosità trova anche del materiale per fare delle supposizioni.

    Ritengo, e finisco, che tale curiosità sia sana e proficua, se non per capire cosa effettivamente fossero draghi e basilischi, almeno per prendere coscienza che, quando si sente parlare di tirannosauri, allosauri, velociraptor e affini, non si stanno ascoltando delle verità scientifiche ma le contemporanee leggende e mitologie; e che in queste non ci si debba necessariamente perdere, dando loro un credito incondizionato, come ai suoi tempi, in quelle che ricavava dai suoi libri, si perdeva il buon Don Ferrante manzoniano. E non mi si citino bubbole come la prova del carbonio, ché sfido chicchessia a dimostrarmi che tale prova (ammettendo e restando pure nella mitologia scientifica) abbia i minimi requisiti richiesti dalle scienze empiriche.
    La mia posizione, e qui la dichiaro, è che difficilmente si potrà stabilire cosa fossero le creature sopra menzionate, ma sono portato a credere che qualche entità fenomenica dovette esistere per dare vita a una tradizione tanto estesa nei tempi e nei luoghi. Aggiungo che, anche ammettendo che sia i draghi delle mitologie pagane e cristiane sia i dinosauri del moderno evoluzionismo siano solo il riflesso d’una realtà noumenica di per sé inconoscibile, o meglio che entrambi siano di questa idee inadeguate, in entrambi i casi ed in entrambe le tradizioni tale realtà è prevista, e difficilmente può essere spiegata con la potenza poietica della cultura, delle masse, dei dèmoni o di chi altri: ché d’ossa pietrificate (o vuoi fossilizzate) se ne trovano in continuazione. E se cominciamo a pensare che, forse, neppure queste esistono ci è aperta la via per il manicomio.

    Commento di Luca — 13 Novembre , 2006 @ 4:46 pm

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