Dichiarazione d’amore
C’è una ragione per cui BusinessWeek sta lentamente diventando una delle mie letture preferite (per certi aspetti ancora più dell’Economist). E’ che certi pezzi del settimanale sono davvero “divertenti”. Nel senso che riescono a farti provare piacere (sì, piacere) nella lettura di cose di cui mai avresti pensato di poterti invaghire. Mi ricordo un paio di anni fa un meraviglioso articolo sul business… dei rasoi a partire dalla notizia che Gillette metteva in commercio il suo primo 5-lame.
Ora, potete capire che cosa me e freghi a me (che c’ho pure poca barba) di un rasosio così. Eppure, era cosi’ approfondito, documentato e ben costruito, quel pezzo, che sembrava boxe invece che lamette da barba tanto era coinvolgente. Ricordo di avere pensato allora che a quel livello di precisione e di tecnica giornalistica qualsiasi cosa può diventare interessante.
Quella sensazione ritorna oggi leggendo questo lungo articolo sul business della pubblicità su Second Life, (argomento di per sè più affascinante che la rasatura, lo ammetto). Succede che uno si mette lì, lo legge e alla fine ha la sensazione di avere imparato quasi tutto quello che c’era da sapere sul tema (o almeno tutto quello che uno pensa di poter apprendere da un articolo di un settimanale). Magari non è vero, però quella percezione di completezza è davvero una soddisfazione che tutti i mensili e i settimanali dovrebbero ambire a dare ai loro lettori.
The current flood of corporate press releases announcing a Second Life for presence has echoes of the late ’90s, when every CEO wanted an e-commerce site. Then, as now, it was cool and timely, but not easy to make any real money. (American Apparel, for example, has sold about 5,000 articles of digital clothing since July at $1 a piece, or only $5,000 in three months.) Also, while the population of Second Life is growing quickly, only a fraction are online at any given time.
Il titolo del saggio potrebbe essere: Come provare a distruggere, per amor del profitto, un fenomeno straordinario. Dove la brama di denaro è quella di
“La cosa curiosa riguardo a YouTube è che le persone che dovrebbero essere pagate (i singoli creatori di contenuti) non stanno facendo pressioni per questo, mentre le aziende minacciano azioni legali (anche se, normalmente, sono assai contente di pagare una piattaforma media per mostrare spezzoni di film o di show televisivi per generare interesse verso il prodotto e stimolare la vendita di Dvd)”. (Victor Keegan)
Avvertenza: post lungo e un po’ pedante
Niente tecnologia, niente internet oggi. Sono saturo. Preferisco accennare a un libro che ho appena finto:
“La natura pubblica della consultazione è coerente con la natura stessa di Internet”. Così la settimana scorsa Luigi Nicolais, Ministro per l’innovazione e le riforme nella Pa, riguardo alla Consultazione sulla Governance di Internet di cui si parla
Il sito di annunci
Certo non si può dire che difettino di coerenza. I quotidiani belgi che 

Il comitato di assegnazione dei Nobel
Luca