Raffaele Mastrolonardo\'s

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Archive for ottobre 2006|Monthly archive page

internet

PayPerPost: virus e zolfo

InUncategorized su 30 ottobre , 2006 a 4:39 pm

satan.jpgIl titolo del saggio potrebbe essere: Come provare a distruggere, per amor del profitto, un fenomeno straordinario. Dove la brama di denaro è quella di PayPerPost, società che offre ai blogger dollaroni per parlare di specifici prodotti. E il fenomeno straordinario è, ovviamente, quello di decine di milioni di persone che producono conoscenza, conversazione, beni sociali attraverso i diari online seguendo alcune regole liberamente accettate da una comunità pronta a sanzionare duramente le eventuali deviazioni: prima fra tutti, la mancanza di trasparenza. Ne sanno qualcosa, tra gli altri, Mazda e, più recentemente, Edelman.

In questo scenario PayPerPost minaccia di diffondere un pericoloso virus visto che, mentre con una mano offre biglietti verdi, con l’altra non richiede obbligatoriamente ai blogger di esplicitare il rapporto economico che li lega all’azienda che detiene i diritti del prodotto di cui si scrive.

Già così ci sarebbe da preoccuparsi. Se non fosse che c’è anche qualcosa di più di più, come denuncia Techcrunch. PayPerPost infatti non si accontenta di agire come diavolo tentatore, punta ora anche a spargere cortine di fumo intorno alla sua attività sotto forma di un servizio che permette a ogni blogger di creare in pochi passi la propria disclosure policy, vale a dire di specificare il proprio rapporto con pubblicità, sponsor e inserzioni a pagamento. Fra l’altro, PayPerPost pagherà 10 dollari ogni blogger che inserirà sul sito la sua disclosure. La quale, fa notare Michael Arrington, come nella migliore tradizione di Lucifero e compagni, nasconde l’inganno nei dettagli. Accade infatti che le tre alternative proposte ricadano tutte in un continuum che prevede:

a) esplicitazione del rifiuto di accettare compensi, sponsorizzazioni e pubblicità accompagnato però dall’ammissione che i contenuti del blog sono pieni di pregiudizi dovuti a razza, sesso e religione, etc.;

b) esplicitazione del rifiuto di accettare compensi, sponsorizzazioni e pubblicità accompagnato per dall’ammisione che si accettano regali;

c) esplicitazione dell’accettazione di pubblicità, sponsorizzazioni e inserzioni a pagamento.

Nessuno è innocente, insomma. Io sarò anche peccatore dice il diavolo, ma voi, a guardare bene, non siete certo da meno, perchè, nel migliore dei casi, siete inevitabilmente soggetti a pregiudizi. E se madre natura ci ha fatto intrinsecamente fallibili, un difetto in più o in meno non fa poi tanta differenza. Siamo tutti nella stessa peccaminosa barca nella quale, altro particolare sulfureo, pubblicità e inserzioni a pagamento viaggiano nello stessa cabina.

Che dire? Mi viene in mente un recente post (intitolato significativamente: Corrupting blog) di Jeff Jarvis dove si propone una forma di disclosure un po’ meno infernale:

1. No one can buy my editorial voice or opinion.
2. No one can buy my editorial space; if it’s an ad it will clearly be an ad.
3. No one should be confused about the source of anything on my pages.
4. I will disclose my business relationships whenever it is relevant and possible.

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internet

Contro i censori della rete

InUncategorized su 27 ottobre , 2006 a 10:37 am

Reporter senza frontiere organizza una cyberdimostrazione di 24 ore per protestare contro la censura in rete. Per partecipare all’iniziativa è necessario collegarsi al sito dell’associazione tra le 11 di mattina di martedì 7 novembre alle 11 di mercoledì 8 novembre. Ogni click, spiega il comunicato, aiuterà a modificare la mappa dei “Buchi neri dell’Internet”.

Il 7 novembre, inoltre, Reporter senza frontiere pubblicherà la lista dei 13 nemici dell’Internet, gli stati che hanno il peggior record in termini di censura della libertà di espressione in rete.

Everyone is invited to support this struggle by connecting to the Reporters Without Borders website (www.rsf.org) between 11 a.m. (Paris time) on Tuesday, 7 November, and 11 a.m. on Wednesday, 8 November. Each click will help to change the “Internet Black Holes” map and help to combat censorship. As many people as possible must participate so that this operation can be a success and have an impact on those governments that try to seal off what is meant to be a space where people can express themselves freely.

(Via CNet)

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media, Stati Uniti

Media in trasformazione

InUncategorized su 26 ottobre , 2006 a 11:08 am

Quando si parla di elezioni, sondaggi e proiezioni sono solo una parte della storia (e nemmeno, a giudicare da quanto è accaduto in Italia nelle ultime tornate, la più interessante e veritiera). Proprio per questo il programma radiofonico della BBC, Radio Five Live ha deciso di raccontare le elezioni che ridisegneranno il parlamento americano (da pochi giorni tutte le informazioni sono anche su Google Earth) il prossimo 7 novembre attraverso la collaborazione dei cittadini. Non possiamo essere ovunque – dice la BBC – e dunque abbiamo bisogno del vostro aiuto giornalistico.

Nel frattempo, il Sun, quotidiano di Rupert Murdoch, lancia MySun, una sorta di “comunità” virtuale dei lettori del giornale. Virgolette d’obbligo perché c’è chi solleva qualche perplessità sulla natura effettivamente comunitaria del servizio.

Infine, dopo Reuters, anche Wired e CNet hanno deciso di aprire una redazione virtuale su Second Life, dove realizzare interviste, conferenze, eventi.

UPDATE: Nel suo ufficio virtuale CNet ha intervistato Adam Reuters (alias Adam Pasick), il repoter che Reuters ha “inviato” ad esplorare Second Life.

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internet

Se i belgi fanno scuola

InUncategorized su 24 ottobre , 2006 a 6:52 pm

Come dimostra la vicenda degli editori belgi (dove è palese, per altro, quel che Freud avrebbe definito impulso di morte), la questione dei contenuti sul web, della loro distribuzione, riaggregazione e associazione alla pubblicità lontano dal luogo di origine è sempre più calda. Lo segnala Carola Frediani, riprendendo e commentando la protesta di Jason Calcanis contro gli aggregatori Rss che sfruttano i suoi contenuti per vendere pubblicità.

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internet

Il mondo capovolto

InUncategorized su 23 ottobre , 2006 a 7:30 pm

upside1.gif“La cosa curiosa riguardo a YouTube è che le persone che dovrebbero essere pagate (i singoli creatori di contenuti) non stanno facendo pressioni per questo, mentre le aziende minacciano azioni legali (anche se, normalmente, sono assai contente di pagare una piattaforma media per mostrare spezzoni di film o di show televisivi per generare interesse verso il prodotto e stimolare la vendita di Dvd)”. (Victor Keegan)

(Via PaidContent.org)

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internet

La commissione europea “minaccia YouTube”

Inarticoli, Corriere della sera.it su 20 ottobre , 2006 a 5:32 pm

logo_home_corriere.gifLONDRA – La proposta di revisione della direttiva «Televisione senza frontiere» del 1989 da parte della Commissione europea non smette di suscitare perplessità e polemiche. A lamentarsi, questa volta, non sono le associazioni dei consumatori che temono il rilassamento delle regole sulla pubblicità che permetterebbe alle emittenti di trasmettere gli spot quando preferiscono.

Sul piede di guerra ci sono ora gli internet provider e tutti coloro che sono interessati al business dei contenuti virtuali. Focolaio della protesta, ancora una volta, la Gran Bretagna. Nel Paese più euroscettico del continente la proposta del Commissario Viviane Reding, che estende il concetto di emittente anche a servizi che offrono video on demand e videoclip sul cellulare, è vista come un ostacolo allo sviluppo del mercato audiovisivo digitale. E, aspetto non secondario, come una minaccia alla libertà di espressione dei milioni di utenti che si dilettano su internet con le immagini in movimento.

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e-government

Clic e basta, troppo poco

Inarticoli, il manifesto su 19 ottobre , 2006 a 7:32 pm

testpg.gif“La natura pubblica della consultazione è coerente con la natura stessa di Internet”. Così la settimana scorsa Luigi Nicolais, Ministro per l’innovazione e le riforme nella Pa, riguardo alla Consultazione sulla Governance di Internet di cui si parla qui sotto. Leggi il seguito di questo post »

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internet

La seconda vita di Ibm

InUncategorized su 19 ottobre , 2006 a 7:27 pm

Sì, lo so, il titolo non è molto fantasioso. Ma a quest’ora, e con 5 ore di treno Genova-Roma sulle spalle, le mie meningi non sono molto brillanti. Comunque sia, pare che anche Ibm si diverta a giocare con Second Life, l’ormai sempre più popolare mondo virtuale, dove qualcuno ha deciso di fare del business e l’agenzia di stampa Reuters ha recentemente aperto una filiale. Sembra infatti che Big Blue abbia già cominciato a tenere dei meeting aziendali in questo universo alternativo. Così, giusto per saggiare le potenzialità dell’ambiente.

L’impulso alla sperimentazione verrebbe dall’alto. Irving Wladawsky-Berger, vice president strategie tecniche e innovazione, ha scritto al proposito sul suo blog: “Abbiamo la sensazione che questo avrà un forte impatto sul business, la società e le nostre vite personali, anche se nessuno di noi può prevedere quale sarà questo impatto”.

Nel frattempo, appunto, vale la pena di giocare con lo strumento e vedere cosa succede.

Prima di loro, come mi ha segnalato da tempo Paolo Subioli, in Italia è attiva in questo campo la società Sci Group, distributore per il nostro Paese  della piattaforma MondiAttivi, che offre anche a clienti business per “supporto alla clientela (CRM), presentazioni interattive di prodotti e servizi, formazione on-line ed altri tipi di iniziative di e-learning“.

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e-government, internet

Un governo del non governo

Inarticoli, il manifesto su 19 ottobre , 2006 a 7:25 pm

testpg.gifQuale governo per l’internet? Per anni la domanda è rimasta confinata in dibattiti per iniziati impegnati a disquisire di argomenti ostici alle orecchie dei più. Negli ultimi tempi, tuttavia, qualcosa è cambiato. Perché è la rete stessa ad essere mutata. A volerla fare semplice, si potrebbe dire che è una questione di volume. All’internet accede ormai più di un miliardo di persone e nei suoi tubi scorrono agglomerati di bit sempre più voluminosi e pregiati (basti pensare ai film di Hollywood). Leggi il seguito di questo post »

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internet

Sarà un web intelligente

Inarticoli, Monthly Vision su 18 ottobre , 2006 a 9:06 pm

visione_testata_1.JPGMaggiordomi elettroniche fanno la spesa per noi, ricerche mirate, viaggi più facili e imprese virtuali. Questo è quello che ci offrirà il web di domani, una rete dal QI più elevato e dalle virtù “semantiche”. Che si materializzerà anche grazie al contributo taliano.

Leggi l’articolo in .pdf

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media

Georeferenziamo la notizia

InUncategorized su 17 ottobre , 2006 a 5:59 pm

immagine.JPGCBSNews.com ha deciso di inserire i titoli delle sue notizie su Google Earth. Solo un esperimento. Non so quanto utile. Sicuramente divertente.

Se avete già scaricato Google Earth potete vedere il risultato qui.

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economia

Il microcredito non è…

InSenza categoria su 17 ottobre , 2006 a 5:43 pm

… la formula magica per vincere la povertà. Lo afferma, con tutto il rispetto dovuto a Muhammad Yunus, appena insignito del Premio Nobel per la pace, Walden Bello (via AngryArab). E’ un’ottima strategia di sopravvivenza ma non può sostituire investimenti statali in infrastrutture e la riduzione delle diseguaglianze, soprattutto nella distribuzione della terra.

Con buona pace di Paul Wolfowitz e della Banca Mondiale che, secondo Bello, sembrano considerare sempre di più il microcredito come una sorta di rete di protezione per le loro fallimentari politiche di riduzione della miseria.

In other words, microcredit is a great tool as a survival strategy, but it is not the key to development, which involves not only massive capital-intensive, state-directed investments to build industries but also an assault on the structures of inequality such as concentrated land ownership that systematically deprive the poor of resources to escape poverty.

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internet

50 milioni per Craig

InUncategorized su 17 ottobre , 2006 a 5:33 pm

jim_buckmaster_and_craig_newmark.jpgIl sito di annunci craigslist sarebbe sulla buona strada per raggiungere nel 2007 ricavi per 50 milioni di dollari. Si tratta di stime, visto che la società non rilascia dati finanziari, ma sempre di un buon (ipotetico) bottino. Perché riporto questa notizia? Perchè tempo fa mi è capitato di intervistare per Monthly Vision Craig Newmark, il fondatore della società, e Jim Buckmaster, l’amministratore delegato, e ho scoperto che sono davvero dei bei personaggi.

A parte il fatto che Buckmaster è un ammiratore di Chomsky (e per me è un punto in più, di per sé) mi ha colpito il loro sforzo di cercare di costruire un business sostenibile, di migliorare e investire solo ed esclusivamente in collaborazione con, e sotto lo stimolo della comunità degli utilizzatori, il fatto che craigslist sia tra i primi 10 siti più visitati d’America ma che le sue entrate siano meno dell’1 per cento di quele di tutti gli altri nove. Il fatto insomma che questi due e il loro sito rappresentino una piacevole anomalia.

Sapere che continuano a navigare in ottime acque, mi da fiducia e mi fa sperare che davvero ci siano altri modi, migliori, di fare business.

Ah quasi dimenticavo: Craig ha anche un suo blog.

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internet, media

Triste, solitario y final

InUncategorized su 16 ottobre , 2006 a 8:23 pm

aic_logo_8inch-width.jpgCerto non si può dire che difettino di coerenza. I quotidiani belgi che hanno già chiesto di scomparire dagli indici di Google News domandano ora di essere dimenticati anche da quelli di Msn.

Non c’è qualcosa di poetico in questo auolesionistico perseguire l’oblio? Per un po’ ho cercato di comprendere la ratio di questa decisione, ora invece propendo per un’interpretazione che ha che fare con il lato destro del cervello.

Trovo infatti qualcosa di evocativo in questa orgogliosa volontà di eclissarsi dalla rete, di sottrarsi alla platea di tutti gli utenti internet che parlano fracesce e tedesco, quasi ci si rifiutasse di contaminarsi con questi barbari telematici. Meglio morire dimenticati, lentamente e dignitosamente, coerenti con la propria storia fatta solo ed esclusivamente di carta piuttosto che provare ad arabattarsi con i meccanismi virtuali e mischiarsi ai nuovi ricchi del mondo digitale.

Questi giornali belgi mi appaiono ora po’ come degli aristocratici che davanti ai moti rivoluzionari e al loro mondo in decadenza si lasciano morire, o come dei vecchi pellerossa che, comprendendo che è arrivata la fine, si allontanano dalla tribù per consegnasi, solitari, al mondo degli spiriti.

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internet

E’ Grillo la bandiera del blog europeo

Inarticoli, Corriere della sera.it su 16 ottobre , 2006 a 5:37 pm

logo_home_corriere.gifViene da uno dei più implacabili fustigatori dei costumi nazionali un piccolo ma significativo primato per il nostro Paese. E’ di Beppe Grillo (e dunque italiano), infatti, l’unico blog del vecchio continente in grado di contrastare l’egemonia americana nella classifica dei 100 diari online più influenti del mondo.

A confermare il successo virtuale del comico genovese è un’indagine sull’autorevolezza dei blog redatta da Technorati e Edelman che colloca il sito di Grillo al 28esimo posto assoluto, preceduto quasi esclusivamente da siti a stelle e strisce. Mentre la dimensione della blogosfera europea cresce, la ricerca rivela che a farla da padroni in termini di influenza (calcolata sulla base del numero dei link ricevuti) sono sempre e comunque gli americani che, se non fosse per quello strano fenomeno del Belpaese, raccoglierebbero la posta piena. Tanto per fare un esempio, per trovare il più importante blog britannico bisogna scendere fino al 139esimo posto.

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Nokia a corto raggio

Inarticoli, Finanza & Mercati su 14 ottobre , 2006 a 7:17 pm

testata_fem_180.gifNokia, il leader mondiale dei telefoni cellulari, ha annunciato la prossima introduzione sul mercato di una tecnologia di trasmissione wireless a corto raggio. Con Wibree il gigante finlandese spera di stabilire uno standard per le comunicazioni a breve distanza (10 metri circa), quelle che permettono ai vari dispositivi in nostro possesso di parlarsi.

E quelle che, scommettono in tanti, saranno sempre più cruciali nel nostro futuro. La crescente proliferazione di apparecchi intelligenti nella nostra vita e le relative necessità di integrazione richiedono infatti che il nostro portatile sia in grado di scambiare informazioni con il cellulare, che le casse si intendano con l’amplificatore e, in futuro, che questo conversi con la televisione magari tramite un media center che presiede agli elettrodomestici da intrattenimento della casa. Il tutto, ovviamente, senza l’impiccio di ingombranti e fastidiosi cavi. Leggi il seguito di questo post »

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Se 600 mila vi sembrano pochi

InIraq su 13 ottobre , 2006 a 7:07 pm

Secondo uno studio pubblicato sul sito della rivista medica The Lancet i morti in Iraq “in eccesso” in conseguenza della guerra sarebbero oltre 650 mila. 600 mila di questi sarebbero deceduti a causa di violenza, per lo più sparatorie. Se i dati sono corretti, insomma, è come se in pochi anni una città come Genova fosse sparita.

Ovviamente, lo studio è stato giudicato da molti poco attendibile e la sua pubblicazione nell’imminenza delle elezioni americana bollata come “politica” e dunque destituita di valore scientifico. Resta però il fatto che è stato proposto da The Lancet, che è una seria rigorosa rivista scientifica, di quelle con alto “impact factor”, dove molti ricercatori vorrebbero riuscire a pubblicare per il prestigio che da questo fatto deriva. Il che, ovviamente, non vuol dire che sia infallibile, solo che lo sforzo compiuto per verificare la correttezza metodologica degli studi presentati è molto alto.

L’Economist che pure sulla guerra in Iraq ha sempre avuto posizioni più che moderate afferma [a pagamento] che, anche se bisogna essere “cauti”, lo studio “rapresenta un tentativo statisticamente valido di calcolare le cose terribili che sono accadute e che continuano ad accadere”.

Nel frattempo, il ministero dell’immigrazione dell’Iraq fa sapere che gli iracheni che hanno dovuto lasciare le loro case per sfuggire alla violenza sono circa 300 mila. Come dire, continuando con i paragoni cittadini, che Firenze è stata quasi completamente evacuata.

Ora, sarebbe tanto tanto bello se i realisti di casa nostra, quelli che spesso sulle prime pagine dei giornali denunciano le anime belle della sinistra, l’incapacità delle opinioni pubbliche di “pensare la guerra”, il pacifismo senza se e senza, ecco, sarebbe tanto bello dico, se ora tenessero fede ai loro principi e si confrontassero con questi fatti. Se dessero insomma prova di autentico realismo spendendo un po’ della loro abilità argomentativa per sostenere che, nonostante questi morti, ne è comunque valsa la pena. In quel caso, credo, sarebbero dei realisti assai più stimabili.

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internet

Effetti collaterali

InUncategorized su 13 ottobre , 2006 a 2:37 pm

L’affare Google-YouTube ha già portato dei benefici laterali. No, non quelli di Sequoia Capital (che con i suoi 11 milioni e passa investiti nella società di Steven Chen e Chud Hurley si può fregare le mani)  o di Artis Capital Management, hedge fund che, si scopre in questi giorni, avrebbe anch’esso puntato su YouTube. Qui si parla dell’oscura Universal Tube & Rollform Equipment Corp, una piccola società specializzata nella compravendita di… tubi. Niente a che fare con video amatoriali e contenuti generati dagli utenti, dunque, ma solo un dominio foneticamente identico: utube.com.

Come segnala Techdirt, nei giorni passati il sito dell’azienda è stato sommerso di visite da parte di persone che, in conseguenza della notizia dell’accordo, cercavano YouTube, quello vero. Ovviamente, il diluvio di richieste ha mandato in tilt il sito.

Tanta pubblicità involontaria non ha portato solo problemi, però. Pare che la società abbia già rifiutato un’offerta da 1 milione di dollari per il nome dominio. E che sia pronta a venderlo per 2,5 milioni.

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economia

Povertà tricolore

InSenza categoria su 12 ottobre , 2006 a 4:32 pm

Parlando di paghe da fame in giorni di finanziarie più o meno redistributive, capita a fagiuolo la notizia riportata oggi da Repubblica e anche dal manifesto (sarà disponibile online da domani, come di consueto) sulla povertà relativa in Italia. Secondo l’Istat la povertà relativa nel nostro Paese è ferma all’11,5 per cento delle famiglie: non cresce e non diminuisce.

Tuttavia, è sconvolgente apprendere che se si scende al Sud il tasso sale al 25 per cento! 27 per cento in Campania, 33 per cento in Sicilia, ad esempio. Tanto per fare un confronto, la povertà relativa in in Emilia Romagna è del 2,5 per cento.

Ecco, mi piacerebbe tanto assai che qualcuno scrivesse una versione italiana del libro della Ehrenreich. Certo, quel rigore e quella capacità di raccontare sono rari. Ma perché non provarci?

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economia, Stati Uniti

10 anni di paghe da fame

InSenza categoria su 12 ottobre , 2006 a 9:19 am

Tanto per uscire un po’ dalla faticosa (almeno per me) vicenda cazzate (su cui, inevitabilmente, ritornerò nei prossimi giorni), parlo d’altro. Se qualcuno mi chiedesse quale è il mio saggio preferito degli utlimi anni probabilmente risponderei Riti di sangue di Barbara Ehrenreich, un meravigioso libro che va alla ricerca delle origini biologiche, culturali e sociali della guerra.

Se poi la stessa persona mi domandasse quale è il mio secondo saggio preferito risponderei Una paga da fame, sempre della Ehrenreich, che per un anno si è travestita da cameriera, donna delle pulizie, impiegata di Wal Mart per raccontare come è la vita di chi sbarca il lunario con salario minimo e doppi lavori.

Beh, oggi scopro sul blog di Barbara che  sono dieci anni che il libro è nella classifica dei best seller del New York Times. Per celebrare l’anniversario la Ehrenreich pubblica una serie di Faq che chi ha amato il testo non può proprio perdere. Dalle difficoltà di vivere una vita non sua ai rapporti con i colleghi del periodo fino alla destinazione dei soldi guadagnati con l’inaspettato successo.

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internet

Tutti pazzi per GooTube

InUncategorized su 10 ottobre , 2006 a 12:30 pm

Allora è successo veramente: Google si è pappato YouTube. Ne parla chiunque.

Mi limito dunque a un piccolissimo contributo di filtro segnalando il post del mio amico TelcoEye (detto anche “occhio di telco”: buona questa, te la cedo per un etto di cioccolatini Venchi) che fa una pima piccola selezione dei commenti.

E segnalo che c’è anche chi, come Om Malik, sarà ora costretto a perdere 20 chili visto che aveva scommesso contro l’accordo…

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Stati Uniti

Le verità nascoste del Medio Oriente

InUncategorized su 9 ottobre , 2006 a 7:16 pm

verita_nascoste.jpgUn saggio (come sempre) magistrale di Robert Fisk sul Medio Oriente, la sua storia e le verità che noi occidentali preferiamo non vedere.

Dal supporto al programma nucelare iraniano, alla fornitura di componenti per le armi chimiche di Saddam, alla tendenza a considerare i nostri fallimenti solo un problema di relazioni pubbliche e mai una questione di azioni e conseguenze di queste azioni.

Una voce (ancora una volta) saggia, informata, ricca di fatti e testimonianze di prima mano che parla in nome di una concezione molto alta del giornalismo.
Con un monito: quello che preferiamo rimuovere ritorna, prima o poi, sotto forma di mostro.
(Via ZNet)

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internet, media

Quotidiani e pubblici attivi

InUncategorized su 7 ottobre , 2006 a 4:23 pm

newspapers.gifLuca sulla crisi e sul futuro dei quotidiani. Riassumo:

1) i quotidiani devono ricominciare a sentirsi parte di un progetto culturale; in questo progetto devono sentirsi coinvolti tanto i giornalisti quanto gli editori;

2) tra quotidiani e quel pubblico attivo emerso in questi anni (per lo più in “opposizione” ai giornali che si erano dimenticati di lui per concentrarsi sulle fonti) deve nascere una relazione “simbiotica”; un rapporto stabile tra chi svolge quella necessaria attività di ricerca e organizzaizone dell’informazione a tempo pieno e chi deve criticare, stimolare, pugulare.

3) solo così i quotidiani possono pensare di uscire dalla crisi attuale, e forse editori e giornalisti risovere la vertenza contrattuale.

Penso che il progetto culturale di cui parla Luca – sono d’accordo: non c’è niente di più importante in questo momento – presupponga però che i quotidiani riconoscano gli errori che hanno commesso in questi anni. Che si rendano conto di avere offerto più o meno consciamente narrazioni della realtà ristrette entro confini angusti, entro limiti dettati per lo più dall’ossequio a poteri più o meno forti e dall’accettazione di interpetazioni del mondo sviluppate dai più potenti, siano questi aziende, governi o istituzioni di altra natura.

I quotidiani continuano a produrre informazione di qualità. Quasi ogni giorno i giornali del nostro Paese regalano meravigliosi pezzi di giornalismo, e lo fanno proprio perchè – come dice Luca – sono in grado di pagare persone che si dedicano a tempo pieno a questa attività. Ma l’effetto complessivo, quello prodotto da editoriali, titoli, scelte redazionali, impaginazione, selezione delle notizie, resta, a mio parere, un’informazione stereotipata e spesso lontana dal senso comune. Il risultato è una sfera pubblica in cui si confrontano sì molteplici iterpretazioni della realtà, ma nella quale la “varianza” delle interpretazioni risulta irrimediabilmente limitata.

Se penso a un progetto culturale, non riesco a non pensare a qualcosa che parta dallo sforzo di allargare questa “varianza”, a un’impresa, come dice Luca, che può essere compiuta soltanto con la collaborazione del massimo numero di intelligenze e punti di vista, in una parola di quei pubblici attivi che sono emersi in questi anni anche grazie alla rete.

Detto questo, confesso il mio pessimismo. Non riesco a immaginare come istituzioni che hanno interiorizzato in profondità (fino a non esserne nemmeno più consapevoli) una narrazione del mondo così ristretta e autorefrenziale possano oggi (e domani) rinnovarsi all’interno di un progetto che metta in crisi il paradigma in cui sono cresciute. Mi sembra più facile cioè che trovino il modo di sopravvivere economicamente, piutosto che cambiare così radicalmente la loro un’identità di cui non sono del tutto coscienti.

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internet

MySpace dai capelli d’argento

InUncategorized su 6 ottobre , 2006 a 3:19 pm

Allora, pare che più del 50 per cento dei frequentatori di MySapce superi 35 anni. Sembra anche che “solo” il 30 per cento dei dei frequentatori del sito di social networking abbia meno di 25 anni.  Ne parla anche il Wall Street Journal.

Dove sta l’importanza della notizia? Da nessuna parte, a meno che non siate possibili inserzionisti del sito di Rupert Murdoch. Quello che in grande mogul vuol farvi sapere strillando ai quattro venti il rapporto di comScore media metrix è che sul suo servizo non trovate solo un massa di adolescenti con pochi soldi in tasca, ma anche e soprattutto danarosi individui di mezza età pronti a spendere quattrini per tutto quello che gli presenterete.

Riuscirà a convincervi?

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internet

Il Web 2.0 spiegato alle masse

InUncategorized su 6 ottobre , 2006 a 12:05 pm

Nel mezzo degli eterni dibattiti tra geek e professionisti dell’informatica s’alza, finalmente, una voce per il popolo. E’ quella del Pew Internet Project che ha appena realizzato uno studio breve e chiaro per chiarire meglio a tutti (e non solo agli adepti tecnofili) che cosa è il Web 2.0. Ma senza troppe ansie di arrivare a una definizione, piuttosto guardando a come si comportano effettivamente gli utenti e a come si comportavano nell’era precedente

La nuova formula magica dell’internet 2006, spiega il rapporto, non ha niente a che fare con Internet 2, non è un nuovo network che opera su dorsali separate ma, soprattutto, “non c’è niente di male se avete sentito il termine, avete annuito in segno di comprensione, senza avere in realtà la minima idea di che cosa si tratta”.

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internet, media

Discutendo di giornalismo, nuovo e vecchio

InUncategorized su 3 ottobre , 2006 a 11:16 pm

E’ online l’annunciata intervista di Slashdot a Jay Rosen, teorico e promotore di nuove forme di giornalismo (ne avevo accennato qui). Oltre a parlare del suo progetto, NewAssignmet.net (già menzionato qui), Rosen sviluppa una serie di considerazioni sul citizen journalism e sui nuovi media che mi sembrano piuttosto interessanti. Qui di seguito mi limito a 3 spunti.

1) Chomskyanamente, mi verrebbe da dire, Rosen è convinto che il peccato originale dei grandi media non è quello di sopprimere deliberatamente alcune storie “scomode” in ossequio a poteri più o meno contigui. Il vero dramma sono le storie che i grandi media non raccontano in modo corretto (e qunidi sopprimono de facto) semplicemente perché, quasi inconsciamente, hanno interiorizzato un sistema di valori e un’affinità che non consente loro di cogliere l’essenza di alcune vicende. Rosen fa l’esempio di Bob Woodward, il celebre giornalista americano, che in due libri (Bush at War e Plan of Attack) non è riuscito a cogliere la sostanza di quello che stava accadendo alla Casa Bianca lanciata verso la guerra in Iraq. Vale a dire, l’incredibile storia di un’amministrazione che, vittima di un gigatesco fenomeno di group think, si è gettata in modo ideologicamente testardo in un piano concepito in astratto, senza valutare adeguatamente quelli che gli psicologi chiamano “dati di realtà”. Per Woodward, così vicino al sistema proprio a causa del suo metodo giornalistico, questa interpretazione era del tutto inconcepibile. Solo ora, forse, comincia rendersene conto nel suo nuovo libro, State of denial (qui una recensione, dura ma obiettiva, di AngryArab).

2) Per aumentare l’autorevolezza del giornalismo online non c’è altra strada, secondo Rosen, che il rigore. Intervenire su argomenti che si conoscono a fondo (per esempio: io dovrei stare quasi sempre zitto..), correggere tutto, principalmente se stessi, fare le pulci ai grandi media.

3) Altra cosa che ho apprezzato è il rispetto dimostrato da Rosen nei confronti di media alternativi e politicamente schierati: The NewStandard, DemocracyNow (con cui mi è capitato di collaborare: qui il link alla mia performance) e Indymedia che, non so perchè (anzi no, lo immagino) viene quasi ignorata quando si parla di citizen journalism. Eppure facevano giornalismo dal basso prima che il concetto diventasse popolare di moda.

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Ora la Formula 1 aiuta le aziende

Inarticoli, Corriere della sera.it su 3 ottobre , 2006 a 5:41 pm

logo_home_corriere.gifSi sente dire così spesso che è ormai quasi diventato un luogo comune: è la strategia di gara che decide le sorti di un Gran Premio di Formula 1. Più del pilota e della sua abilità di sorpasso è infatti la corretta valutazione di particolari come la quantità di carburante nel serbatoio e il momento giusto per la sosta del cambio gomme che influenzano l’esito di una gara. Una serie di micro-decisioni che i team automobilistici prendono con l’aiuto di sofisticatissimi sistemi informatici in grado di immagazzinare migliaia di dati, di tenere conto di centinaia di variabili e di sviluppare fino a 8 milioni di scenari per ogni Gp. Risultato: in ogni momento il box di una squadra di Formula 1 sa quale è la tattica di gara che offre la più alta possibilità di successo.

DALLA PISTA ALL’UFFICIO – Questi raffinati e flessibili strumenti di elaborazione di strategie cessano da ora di essere confinati al mondo delle corse per estendersi all’intero universo aziendale. E a promuovere il salto dai box di Monte Carlo agli uffici è proprio uno dei principali team di Formula 1: la McLaren. La scuderia di Ron Dennis, attraverso la controllata McLaren Applied Technologies, proporrà infatti alle aziende una versione adattata del suo software analitico per consentire al management di prendere decisioni più informate. Una volta immagazzinati dentro il sistema i dati relativi all’azienda, al mercato, al contesto geopolitico e inserite le varie opzioni decisionali, il software aiuterà i manager a scegliere la strategia commerciale che ha le maggiori possibilità di successo.

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Raccomandazione da 1 milione di dollari

InUncategorized su 3 ottobre , 2006 a 3:09 pm

Netflix, noleggatore di Dvd online è pronto a offrire 1 miione di dollari a chi riuscirà a migliorare del 10 per cento il suo sistema di raccomandazione, vale a dire quel meccanismo che permette al servizio di suggerire all’utente i fim “giusti” sulla base delle sue preferenze. Se nessuno riuscirà nell’impresa Netflix è pronto comunque a dare 50 mila euro a coloro che proporranno i miglioramenti più significativi.

Una simile offerta è la conferma che uno dei fattori fondamentali della cosiddetta coda lunga sono i flitri, le tecnologie che permettono agli utenti di avventurarsi nelle profondità della coda, lasciando l’universo dei blockbuster per andare alla ricerca della propria nicchia personale. Senza aiuti di questo tipo non si darebbe il fenomeno della coda lunga e l’enorme massa di contenuti che la riempie resterrebbe inesplorabile e inesplorata. Non a caso Chris Anderson, che della long tail è il teorico, dedica un lungo e approfondito post a questa notizia, con tanto di grafici e di tabelle.

The simple answer is that search, recommendations and other filters tend to drive demand down the tail, from the hits down to the niches where minority tastes are often better satisfied. Aside from happier customers, this also has some clear economics benefits for Netflix. It so happens that older titles, well down the Long Tail of time, are both cheaper to acquire and tend to get higher ratings than new titles (mostly because they’ve passed the test of time and have moved beyond the fog of hype that accompanies new releases). Not only that, but Netflix can also buy fewer of them, since as you go further down the curve the demand is spread out over more titles and there’s less of a need to buy stacks of expensive new blockbusters to satisfy the rush of rentals requests around the release date.

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