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31 Ottobre , 2006

Dichiarazione d’amore

Archiviato in: giornalismo — raffaele @ 7:21 pm

bwcom_377×65.gifC’è una ragione per cui BusinessWeek sta lentamente diventando una delle mie letture preferite (per certi aspetti ancora più dell’Economist). E’ che certi pezzi del settimanale sono davvero “divertenti”. Nel senso che riescono a farti provare piacere (sì, piacere) nella lettura di cose di cui mai avresti pensato di poterti invaghire. Mi ricordo un paio di anni fa un meraviglioso articolo sul business… dei rasoi a partire dalla notizia che Gillette metteva in commercio il suo primo 5-lame.

Ora, potete capire che cosa me e freghi a me (che c’ho pure poca barba) di un rasosio così. Eppure, era cosi’ approfondito, documentato e ben costruito, quel pezzo, che sembrava boxe invece che lamette da barba tanto era coinvolgente. Ricordo di avere pensato allora che a quel livello di precisione e di tecnica giornalistica qualsiasi cosa può diventare interessante.

Quella sensazione ritorna oggi leggendo questo lungo articolo sul business della pubblicità su Second Life, (argomento di per sè più affascinante che la rasatura, lo ammetto). Succede che uno si mette lì, lo legge e alla fine ha la sensazione di avere imparato quasi tutto quello che c’era da sapere sul tema (o almeno tutto quello che uno pensa di poter apprendere da un articolo di un settimanale). Magari non è vero, però quella percezione di completezza è davvero una soddisfazione che tutti i mensili e i settimanali dovrebbero ambire a dare ai loro lettori.

The current flood of corporate press releases announcing a Second Life for presence has echoes of the late ’90s, when every CEO wanted an e-commerce site. Then, as now, it was cool and timely, but not easy to make any real money. (American Apparel, for example, has sold about 5,000 articles of digital clothing since July at $1 a piece, or only $5,000 in three months.) Also, while the population of Second Life is growing quickly, only a fraction are online at any given time.

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30 Ottobre , 2006

PayPerPost: virus e zolfo

Archiviato in: internet — raffaele @ 4:39 pm

satan.jpgIl titolo del saggio potrebbe essere: Come provare a distruggere, per amor del profitto, un fenomeno straordinario. Dove la brama di denaro è quella di PayPerPost, società che offre ai blogger dollaroni per parlare di specifici prodotti. E il fenomeno straordinario è, ovviamente, quello di decine di milioni di persone che producono conoscenza, conversazione, beni sociali attraverso i diari online seguendo alcune regole liberamente accettate da una comunità pronta a sanzionare duramente le eventuali deviazioni: prima fra tutti, la mancanza di trasparenza. Ne sanno qualcosa, tra gli altri, Mazda e, più recentemente, Edelman.

In questo scenario PayPerPost minaccia di diffondere un pericoloso virus visto che, mentre con una mano offre biglietti verdi, con l’altra non richiede obbligatoriamente ai blogger di esplicitare il rapporto economico che li lega all’azienda che detiene i diritti del prodotto di cui si scrive.

Già così ci sarebbe da preoccuparsi. Se non fosse che c’è anche qualcosa di più di più, come denuncia Techcrunch. PayPerPost infatti non si accontenta di agire come diavolo tentatore, punta ora anche a spargere cortine di fumo intorno alla sua attività sotto forma di un servizio che permette a ogni blogger di creare in pochi passi la propria disclosure policy, vale a dire di specificare il proprio rapporto con pubblicità, sponsor e inserzioni a pagamento. Fra l’altro, PayPerPost pagherà 10 dollari ogni blogger che inserirà sul sito la sua disclosure. La quale, fa notare Michael Arrington, come nella migliore tradizione di Lucifero e compagni, nasconde l’inganno nei dettagli. Accade infatti che le tre alternative proposte ricadano tutte in un continuum che prevede:

a) esplicitazione del rifiuto di accettare compensi, sponsorizzazioni e pubblicità accompagnato però dall’ammissione che i contenuti del blog sono pieni di pregiudizi dovuti a razza, sesso e religione, etc.;

b) esplicitazione del rifiuto di accettare compensi, sponsorizzazioni e pubblicità accompagnato per dall’ammisione che si accettano regali;

c) esplicitazione dell’accettazione di pubblicità, sponsorizzazioni e inserzioni a pagamento.

Nessuno è innocente, insomma. Io sarò anche peccatore dice il diavolo, ma voi, a guardare bene, non siete certo da meno, perchè, nel migliore dei casi, siete inevitabilmente soggetti a pregiudizi. E se madre natura ci ha fatto intrinsecamente fallibili, un difetto in più o in meno non fa poi tanta differenza. Siamo tutti nella stessa peccaminosa barca nella quale, altro particolare sulfureo, pubblicità e inserzioni a pagamento viaggiano nello stessa cabina.

Che dire? Mi viene in mente un recente post (intitolato significativamente: Corrupting blog) di Jeff Jarvis dove si propone una forma di disclosure un po’ meno infernale:

1. No one can buy my editorial voice or opinion.
2. No one can buy my editorial space; if it’s an ad it will clearly be an ad.
3. No one should be confused about the source of anything on my pages.
4. I will disclose my business relationships whenever it is relevant and possible.

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27 Ottobre , 2006

Contro i censori della rete

Archiviato in: giornalismo, internet — raffaele @ 10:37 am

Reporter senza frontiere organizza una cyberdimostrazione di 24 ore per protestare contro la censura in rete. Per partecipare all’iniziativa è necessario collegarsi al sito dell’associazione tra le 11 di mattina di martedì 7 novembre alle 11 di mercoledì 8 novembre. Ogni click, spiega il comunicato, aiuterà a modificare la mappa dei “Buchi neri dell’Internet”.

Il 7 novembre, inoltre, Reporter senza frontiere pubblicherà la lista dei 13 nemici dell’Internet, gli stati che hanno il peggior record in termini di censura della libertà di espressione in rete.

Everyone is invited to support this struggle by connecting to the Reporters Without Borders website (www.rsf.org) between 11 a.m. (Paris time) on Tuesday, 7 November, and 11 a.m. on Wednesday, 8 November. Each click will help to change the “Internet Black Holes” map and help to combat censorship. As many people as possible must participate so that this operation can be a success and have an impact on those governments that try to seal off what is meant to be a space where people can express themselves freely.

(Via CNet)

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26 Ottobre , 2006

Media in trasformazione

Archiviato in: Stati Uniti, giornalismo, media — raffaele @ 11:08 am

Quando si parla di elezioni, sondaggi e proiezioni sono solo una parte della storia (e nemmeno, a giudicare da quanto è accaduto in Italia nelle ultime tornate, la più interessante e veritiera). Proprio per questo il programma radiofonico della BBC, Radio Five Live ha deciso di raccontare le elezioni che ridisegneranno il parlamento americano (da pochi giorni tutte le informazioni sono anche su Google Earth) il prossimo 7 novembre attraverso la collaborazione dei cittadini. Non possiamo essere ovunque - dice la BBC - e dunque abbiamo bisogno del vostro aiuto giornalistico.

Nel frattempo, il Sun, quotidiano di Rupert Murdoch, lancia MySun, una sorta di “comunità” virtuale dei lettori del giornale. Virgolette d’obbligo perché c’è chi solleva qualche perplessità sulla natura effettivamente comunitaria del servizio.

Infine, dopo Reuters, anche Wired e CNet hanno deciso di aprire una redazione virtuale su Second Life, dove realizzare interviste, conferenze, eventi.

UPDATE: Nel suo ufficio virtuale CNet ha intervistato Adam Reuters (alias Adam Pasick), il repoter che Reuters ha “inviato” ad esplorare Second Life.

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24 Ottobre , 2006

Se i belgi fanno scuola

Archiviato in: internet — raffaele @ 6:52 pm

Come dimostra la vicenda degli editori belgi (dove è palese, per altro, quel che Freud avrebbe definito impulso di morte), la questione dei contenuti sul web, della loro distribuzione, riaggregazione e associazione alla pubblicità lontano dal luogo di origine è sempre più calda. Lo segnala Carola Frediani, riprendendo e commentando la protesta di Jason Calcanis contro gli aggregatori Rss che sfruttano i suoi contenuti per vendere pubblicità.

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23 Ottobre , 2006

Il mondo capovolto

Archiviato in: internet — raffaele @ 7:30 pm

upside1.gif“La cosa curiosa riguardo a YouTube è che le persone che dovrebbero essere pagate (i singoli creatori di contenuti) non stanno facendo pressioni per questo, mentre le aziende minacciano azioni legali (anche se, normalmente, sono assai contente di pagare una piattaforma media per mostrare spezzoni di film o di show televisivi per generare interesse verso il prodotto e stimolare la vendita di Dvd)”. (Victor Keegan)

(Via PaidContent.org)

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22 Ottobre , 2006

Il ciclismo e la responsabilità dei media

Archiviato in: giornalismo, media — raffaele @ 4:20 pm

bici.jpgAvvertenza: post lungo e un po’ pedante

Una notizia pubblicata sulla Repubblica di oggi (ripresa dal sito del settimanale Der Spiegel) , riporta che Ard, la prima rete pubblica tedesca, ha deciso di non trasmettere in diretta il Giro di Germania. La motivazione, secondo quanto riporta l’articolo, è che la pratica del doping nel ciclismo è così diffusa che la diretta servirebbe a dare “il massimo risalto non più a un evento del grande sport popolare, ma a un esempio negativo, a scelte riprovevoli sul piano etico”.

Guardando (sempre meno, per la verità) il ciclismo mi sono sempre chiesto in effetti quali problemi comporti per i colleghi che seguono le gare il fatto di sapere che la competizione è alterata dal doping, come quasi sempre si dimostra a posteriori. Mi domando (con curiosità sincera e senza moralismo, giuro) come gestiscano il fatto di scrivere, appassionarsi, fare del lavoro di qualità su qualcosa che hanno la quasi certezza che sia in qualche modo “falsa” e il cui risultato finale viene spesso modificato a tavolino.

Certe volte ho l’impressione che la copertura mediatica del Giro o del Tour sia un po’ una grande messinscena dove attori (i corridori e il loro staff), registi (i media) e il pubblico (lettori e telespettatori) decidono, come al cinema, di sospendere l’incredulità e di fare finta che tutto si svolga regolarmente. Salvo poi indignarsi quando il trucco è smascherato e dall’alto dello schermo, nella scena clou, spunta un microfono. (continua…)

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Web 2.0, quando diventerai grande?

Archiviato in: internet — raffaele @ 1:21 pm

C’è qualcosa di eccitante nell’essere concepiti come come “quello che viene dopo”. C’è il privilegio di sentirsi nuovi, rivoluzionari, iconoclasti. Ma c’è il limite speculare del non essere mai del tutto definiti. Accade, secondo questo articolo del Web 2.0 Journal segalato da Slashdot, al cosiddetto post-modernismo e anche al cosiddetto Web 2.0.

Il pezzzo propone infatti una dotta quato schematica proporzione: illuminismo : post-moderno = Web 1.0 : Web 2.0. In entrambi i casi, una rassicurante stabilità sarebbe messa in discussione da una salutare ribellione. Che rischia di naufragare nel ribellismo afinalistico se i suoi protagonisti non si assumono le dovute responsabilità.

Ragazzi 2.0 - è la conclusione un po’ paternalista - è ora di mettere la testa a posto.

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20 Ottobre , 2006

Fat city

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 6:37 pm

052020657601_aa240_sclzzzzzzz_gif.jpgNiente tecnologia, niente internet oggi. Sono saturo. Preferisco accennare a un libro che ho appena finto: Fat city di Leonard Gardner, la storia di due pugili spiantati, Billy Tully e Ernie Munger, che si dividono tra allenamenti, incontri di terz’ordine, lavori a cottimo. Il tutto in un’atmosfera che trasuda fallimento, dove anche le (poche) vittorie sul ring si tramutano in sconfitte della vita e la redenzione non è contemplata.

Momento top: il capitolo in cui è descritto l’arrivo in città dello sfidante di Tully. Un vecchio professionista del ring che, a differenza dei due protagonisti, usa la boxe con estrema conscienza e il suo corpo come una macchina da salvaguardare il più possibile per guadagnare soldi. E’ forse la figura complessivamente più positiva del libro, l’unica che sembra avere superato una certa soglia di consapevolezza, di essere l’unica in grado di controllare gli eventi (anche quelli negativi) e di non essere del tutto prigioniero dei propri demoni.

E’ uno di quei libri in di cui, per fargli un complimento, qualcuno direbbe che non è un libro sul pugilato, che il pugilato è una scusa per parlare d’altro. Invece no: è un libro sul pugilato e senza il pugilato, il suo ambiente, i suoi odori, la sua carica simbolica non riuscirebbe a raccontare la disperazione e l’ineluttabilità tragica di certe vite che vuol rappresentare.

John Huston ci ha tratto un film.

Nella mia biblioteca va a mettersi direttamente a fianco di The Harder they fall di Budd Shulberg e Una bella bistecca (A piece of stake) di Jack London.

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La commissione europea “minaccia YouTube”

Archiviato in: Corriere della sera.it, articoli, internet — raffaele @ 5:32 pm

logo_home_corriere.gifLONDRA - La proposta di revisione della direttiva «Televisione senza frontiere» del 1989 da parte della Commissione europea non smette di suscitare perplessità e polemiche. A lamentarsi, questa volta, non sono le associazioni dei consumatori che temono il rilassamento delle regole sulla pubblicità che permetterebbe alle emittenti di trasmettere gli spot quando preferiscono.

Sul piede di guerra ci sono ora gli internet provider e tutti coloro che sono interessati al business dei contenuti virtuali. Focolaio della protesta, ancora una volta, la Gran Bretagna. Nel Paese più euroscettico del continente la proposta del Commissario Viviane Reding, che estende il concetto di emittente anche a servizi che offrono video on demand e videoclip sul cellulare, è vista come un ostacolo allo sviluppo del mercato audiovisivo digitale. E, aspetto non secondario, come una minaccia alla libertà di espressione dei milioni di utenti che si dilettano su internet con le immagini in movimento.

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19 Ottobre , 2006

Clic e basta, troppo poco

Archiviato in: articoli, e-government, il manifesto — raffaele @ 7:32 pm

testpg.gif“La natura pubblica della consultazione è coerente con la natura stessa di Internet”. Così la settimana scorsa Luigi Nicolais, Ministro per l’innovazione e le riforme nella Pa, riguardo alla Consultazione sulla Governance di Internet di cui si parla qui sotto. (continua…)

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La seconda vita di Ibm

Archiviato in: internet — raffaele @ 7:27 pm

Sì, lo so, il titolo non è molto fantasioso. Ma a quest’ora, e con 5 ore di treno Genova-Roma sulle spalle, le mie meningi non sono molto brillanti. Comunque sia, pare che anche Ibm si diverta a giocare con Second Life, l’ormai sempre più popolare mondo virtuale, dove qualcuno ha deciso di fare del business e l’agenzia di stampa Reuters ha recentemente aperto una filiale. Sembra infatti che Big Blue abbia già cominciato a tenere dei meeting aziendali in questo universo alternativo. Così, giusto per saggiare le potenzialità dell’ambiente.

L’impulso alla sperimentazione verrebbe dall’alto. Irving Wladawsky-Berger, vice president strategie tecniche e innovazione, ha scritto al proposito sul suo blog: “Abbiamo la sensazione che questo avrà un forte impatto sul business, la società e le nostre vite personali, anche se nessuno di noi può prevedere quale sarà questo impatto”.

Nel frattempo, appunto, vale la pena di giocare con lo strumento e vedere cosa succede.

Prima di loro, come mi ha segnalato da tempo Paolo Subioli, in Italia è attiva in questo campo la società Sci Group, distributore per il nostro Paese  della piattaforma MondiAttivi, che offre anche a clienti business per “supporto alla clientela (CRM), presentazioni interattive di prodotti e servizi, formazione on-line ed altri tipi di iniziative di e-learning“.

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Un governo del non governo

Archiviato in: articoli, e-government, il manifesto, internet — raffaele @ 7:25 pm

testpg.gifQuale governo per l’internet? Per anni la domanda è rimasta confinata in dibattiti per iniziati impegnati a disquisire di argomenti ostici alle orecchie dei più. Negli ultimi tempi, tuttavia, qualcosa è cambiato. Perché è la rete stessa ad essere mutata. A volerla fare semplice, si potrebbe dire che è una questione di volume. All’internet accede ormai più di un miliardo di persone e nei suoi tubi scorrono agglomerati di bit sempre più voluminosi e pregiati (basti pensare ai film di Hollywood). (continua…)

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18 Ottobre , 2006

Sarà un web intelligente

Archiviato in: Monthly Vision, articoli, internet — raffaele @ 9:06 pm

visione_testata_1.JPGMaggiordomi elettroniche fanno la spesa per noi, ricerche mirate, viaggi più facili e imprese virtuali. Questo è quello che ci offrirà il web di domani, una rete dal QI più elevato e dalle virtù “semantiche”. Che si materializzerà anche grazie al contributo taliano.

Leggi l’articolo in .pdf

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17 Ottobre , 2006

Georeferenziamo la notizia

Archiviato in: giornalismo, media — raffaele @ 5:59 pm

immagine.JPGCBSNews.com ha deciso di inserire i titoli delle sue notizie su Google Earth. Solo un esperimento. Non so quanto utile. Sicuramente divertente.

Se avete già scaricato Google Earth potete vedere il risultato qui.

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Il microcredito non è…

Archiviato in: economia — raffaele @ 5:43 pm

… la formula magica per vincere la povertà. Lo afferma, con tutto il rispetto dovuto a Muhammad Yunus, appena insignito del Premio Nobel per la pace, Walden Bello (via AngryArab). E’ un’ottima strategia di sopravvivenza ma non può sostituire investimenti statali in infrastrutture e la riduzione delle diseguaglianze, soprattutto nella distribuzione della terra.

Con buona pace di Paul Wolfowitz e della Banca Mondiale che, secondo Bello, sembrano considerare sempre di più il microcredito come una sorta di rete di protezione per le loro fallimentari politiche di riduzione della miseria.

In other words, microcredit is a great tool as a survival strategy, but it is not the key to development, which involves not only massive capital-intensive, state-directed investments to build industries but also an assault on the structures of inequality such as concentrated land ownership that systematically deprive the poor of resources to escape poverty.

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50 milioni per Craig

Archiviato in: internet — raffaele @ 5:33 pm

jim_buckmaster_and_craig_newmark.jpgIl sito di annunci craigslist sarebbe sulla buona strada per raggiungere nel 2007 ricavi per 50 milioni di dollari. Si tratta di stime, visto che la società non rilascia dati finanziari, ma sempre di un buon (ipotetico) bottino. Perché riporto questa notizia? Perchè tempo fa mi è capitato di intervistare per Monthly Vision Craig Newmark, il fondatore della società, e Jim Buckmaster, l’amministratore delegato, e ho scoperto che sono davvero dei bei personaggi.

A parte il fatto che Buckmaster è un ammiratore di Chomsky (e per me è un punto in più, di per sé) mi ha colpito il loro sforzo di cercare di costruire un business sostenibile, di migliorare e investire solo ed esclusivamente in collaborazione con, e sotto lo stimolo della comunità degli utilizzatori, il fatto che craigslist sia tra i primi 10 siti più visitati d’America ma che le sue entrate siano meno dell’1 per cento di quele di tutti gli altri nove. Il fatto insomma che questi due e il loro sito rappresentino una piacevole anomalia.

Sapere che continuano a navigare in ottime acque, mi da fiducia e mi fa sperare che davvero ci siano altri modi, migliori, di fare business.

Ah quasi dimenticavo: Craig ha anche un suo blog.

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16 Ottobre , 2006

Triste, solitario y final

Archiviato in: giornalismo, internet, media — raffaele @ 8:23 pm

aic_logo_8inch-width.jpgCerto non si può dire che difettino di coerenza. I quotidiani belgi che hanno già chiesto di scomparire dagli indici di Google News domandano ora di essere dimenticati anche da quelli di Msn.

Non c’è qualcosa di poetico in questo auolesionistico perseguire l’oblio? Per un po’ ho cercato di comprendere la ratio di questa decisione, ora invece propendo per un’interpretazione che ha che fare con il lato destro del cervello.

Trovo infatti qualcosa di evocativo in questa orgogliosa volontà di eclissarsi dalla rete, di sottrarsi alla platea di tutti gli utenti internet che parlano fracesce e tedesco, quasi ci si rifiutasse di contaminarsi con questi barbari telematici. Meglio morire dimenticati, lentamente e dignitosamente, coerenti con la propria storia fatta solo ed esclusivamente di carta piuttosto che provare ad arabattarsi con i meccanismi virtuali e mischiarsi ai nuovi ricchi del mondo digitale.

Questi giornali belgi mi appaiono ora po’ come degli aristocratici che davanti ai moti rivoluzionari e al loro mondo in decadenza si lasciano morire, o come dei vecchi pellerossa che, comprendendo che è arrivata la fine, si allontanano dalla tribù per consegnasi, solitari, al mondo degli spiriti.

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E’ Grillo la bandiera del blog europeo

Archiviato in: Corriere della sera.it, articoli, internet — raffaele @ 5:37 pm

logo_home_corriere.gifViene da uno dei più implacabili fustigatori dei costumi nazionali un piccolo ma significativo primato per il nostro Paese. E’ di Beppe Grillo (e dunque italiano), infatti, l’unico blog del vecchio continente in grado di contrastare l’egemonia americana nella classifica dei 100 diari online più influenti del mondo.

A confermare il successo virtuale del comico genovese è un’indagine sull’autorevolezza dei blog redatta da Technorati e Edelman che colloca il sito di Grillo al 28esimo posto assoluto, preceduto quasi esclusivamente da siti a stelle e strisce. Mentre la dimensione della blogosfera europea cresce, la ricerca rivela che a farla da padroni in termini di influenza (calcolata sulla base del numero dei link ricevuti) sono sempre e comunque gli americani che, se non fosse per quello strano fenomeno del Belpaese, raccoglierebbero la posta piena. Tanto per fare un esempio, per trovare il più importante blog britannico bisogna scendere fino al 139esimo posto.

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14 Ottobre , 2006

Nokia a corto raggio

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli — raffaele @ 7:17 pm

testata_fem_180.gifNokia, il leader mondiale dei telefoni cellulari, ha annunciato la prossima introduzione sul mercato di una tecnologia di trasmissione wireless a corto raggio. Con Wibree il gigante finlandese spera di stabilire uno standard per le comunicazioni a breve distanza (10 metri circa), quelle che permettono ai vari dispositivi in nostro possesso di parlarsi.

E quelle che, scommettono in tanti, saranno sempre più cruciali nel nostro futuro. La crescente proliferazione di apparecchi intelligenti nella nostra vita e le relative necessità di integrazione richiedono infatti che il nostro portatile sia in grado di scambiare informazioni con il cellulare, che le casse si intendano con l’amplificatore e, in futuro, che questo conversi con la televisione magari tramite un media center che presiede agli elettrodomestici da intrattenimento della casa. Il tutto, ovviamente, senza l’impiccio di ingombranti e fastidiosi cavi. (continua…)

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13 Ottobre , 2006

Se 600 mila vi sembrano pochi

Archiviato in: Editorialisti, Iraq — raffaele @ 7:07 pm

Secondo uno studio pubblicato sul sito della rivista medica The Lancet i morti in Iraq “in eccesso” in conseguenza della guerra sarebbero oltre 650 mila. 600 mila di questi sarebbero deceduti a causa di violenza, per lo più sparatorie. Se i dati sono corretti, insomma, è come se in pochi anni una città come Genova fosse sparita.

Ovviamente, lo studio è stato giudicato da molti poco attendibile e la sua pubblicazione nell’imminenza delle elezioni americana bollata come “politica” e dunque destituita di valore scientifico. Resta però il fatto che è stato proposto da The Lancet, che è una seria rigorosa rivista scientifica, di quelle con alto “impact factor”, dove molti ricercatori vorrebbero riuscire a pubblicare per il prestigio che da questo fatto deriva. Il che, ovviamente, non vuol dire che sia infallibile, solo che lo sforzo compiuto per verificare la correttezza metodologica degli studi presentati è molto alto.

L’Economist che pure sulla guerra in Iraq ha sempre avuto posizioni più che moderate afferma [a pagamento] che, anche se bisogna essere “cauti”, lo studio “rapresenta un tentativo statisticamente valido di calcolare le cose terribili che sono accadute e che continuano ad accadere”.

Nel frattempo, il ministero dell’immigrazione dell’Iraq fa sapere che gli iracheni che hanno dovuto lasciare le loro case per sfuggire alla violenza sono circa 300 mila. Come dire, continuando con i paragoni cittadini, che Firenze è stata quasi completamente evacuata.

Ora, sarebbe tanto tanto bello se i realisti di casa nostra, quelli che spesso sulle prime pagine dei giornali denunciano le anime belle della sinistra, l’incapacità delle opinioni pubbliche di “pensare la guerra”, il pacifismo senza se e senza, ecco, sarebbe tanto bello dico, se ora tenessero fede ai loro principi e si confrontassero con questi fatti. Se dessero insomma prova di autentico realismo spendendo un po’ della loro abilità argomentativa per sostenere che, nonostante questi morti, ne è comunque valsa la pena. In quel caso, credo, sarebbero dei realisti assai più stimabili.

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Effetti collaterali

Archiviato in: internet — raffaele @ 2:37 pm

L’affare Google-YouTube ha già portato dei benefici laterali. No, non quelli di Sequoia Capital (che con i suoi 11 milioni e passa investiti nella società di Steven Chen e Chud Hurley si può fregare le mani)  o di Artis Capital Management, hedge fund che, si scopre in questi giorni, avrebbe anch’esso puntato su YouTube. Qui si parla dell’oscura Universal Tube & Rollform Equipment Corp, una piccola società specializzata nella compravendita di… tubi. Niente a che fare con video amatoriali e contenuti generati dagli utenti, dunque, ma solo un dominio foneticamente identico: utube.com.

Come segnala Techdirt, nei giorni passati il sito dell’azienda è stato sommerso di visite da parte di persone che, in conseguenza della notizia dell’accordo, cercavano YouTube, quello vero. Ovviamente, il diluvio di richieste ha mandato in tilt il sito.

Tanta pubblicità involontaria non ha portato solo problemi, però. Pare che la società abbia già rifiutato un’offerta da 1 milione di dollari per il nome dominio. E che sia pronta a venderlo per 2,5 milioni.

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12 Ottobre , 2006

Povertà tricolore

Archiviato in: economia — raffaele @ 4:32 pm

Parlando di paghe da fame in giorni di finanziarie più o meno redistributive, capita a fagiuolo la notizia riportata oggi da Repubblica e anche dal manifesto (sarà disponibile online da domani, come di consueto) sulla povertà relativa in Italia. Secondo l’Istat la povertà relativa nel nostro Paese è ferma all’11,5 per cento delle famiglie: non cresce e non diminuisce.

Tuttavia, è sconvolgente apprendere che se si scende al Sud il tasso sale al 25 per cento! 27 per cento in Campania, 33 per cento in Sicilia, ad esempio. Tanto per fare un confronto, la povertà relativa in in Emilia Romagna è del 2,5 per cento.

Ecco, mi piacerebbe tanto assai che qualcuno scrivesse una versione italiana del libro della Ehrenreich. Certo, quel rigore e quella capacità di raccontare sono rari. Ma perché non provarci?

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10 anni di paghe da fame

Archiviato in: Stati Uniti, economia — raffaele @ 9:19 am

Tanto per uscire un po’ dalla faticosa (almeno per me) vicenda cazzate (su cui, inevitabilmente, ritornerò nei prossimi giorni), parlo d’altro. Se qualcuno mi chiedesse quale è il mio saggio preferito degli utlimi anni probabilmente risponderei Riti di sangue di Barbara Ehrenreich, un meravigioso libro che va alla ricerca delle origini biologiche, culturali e sociali della guerra.

Se poi la stessa persona mi domandasse quale è il mio secondo saggio preferito risponderei Una paga da fame, sempre della Ehrenreich, che per un anno si è travestita da cameriera, donna delle pulizie, impiegata di Wal Mart per raccontare come è la vita di chi sbarca il lunario con salario minimo e doppi lavori.

Beh, oggi scopro sul blog di Barbara che  sono dieci anni che il libro è nella classifica dei best seller del New York Times. Per celebrare l’anniversario la Ehrenreich pubblica una serie di Faq che chi ha amato il testo non può proprio perdere. Dalle difficoltà di vivere una vita non sua ai rapporti con i colleghi del periodo fino alla destinazione dei soldi guadagnati con l’inaspettato successo.

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11 Ottobre , 2006

Cazzate (mie)

Archiviato in: internet — raffaele @ 1:54 pm

Ieri ho scritto una cazzata. In una news per il Corriere, citando uno studio di Technorati e Edelman, ho detto che Grillo è l’unico non americano nella classifica dei 100 blogger più influenti al mondo. E’ videntemente una cazzata come dimostra la stessa classifica dei 100 blog più cliccati a corredo del pezzo. Quello che si può evincere dallo studio, semmai, è che è il primo (e forse l’unico) europeo.

L’ho segnalato anche al Corriere: correggeranno nel pomeriggio.

Che devo dire? Un’altra perla negativa nel mio curriculum che va aggiungersi a questa che ogni volta che la vedo quando faccio egosurfing su Google mi vergogno come un ladro.

Quando si dice che su Internet la credibilità è la merce più importante e che la rete ha un suo sistema di autocorrezione non si fanno solo teorie. Io lo sperimento sulla mia pelle!

Grazie a Tony Siino per la tempestiva e (fin troppo) cordiale segnalazione dell’errore

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10 Ottobre , 2006

Tutti pazzi per GooTube

Archiviato in: internet — raffaele @ 12:30 pm

Allora è successo veramente: Google si è pappato YouTube. Ne parla chiunque.

Mi limito dunque a un piccolissimo contributo di filtro segnalando il post del mio amico TelcoEye (detto anche “occhio di telco”: buona questa, te la cedo per un etto di cioccolatini Venchi) che fa una pima piccola selezione dei commenti.

E segnalo che c’è anche chi, come Om Malik, sarà ora costretto a perdere 20 chili visto che aveva scommesso contro l’accordo…

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9 Ottobre , 2006

Le verità nascoste del Medio Oriente

Archiviato in: Stati Uniti — raffaele @ 7:16 pm

verita_nascoste.jpgUn saggio (come sempre) magistrale di Robert Fisk sul Medio Oriente, la sua storia e le verità che noi occidentali preferiamo non vedere.

Dal supporto al programma nucelare iraniano, alla fornitura di componenti per le armi chimiche di Saddam, alla tendenza a considerare i nostri fallimenti solo un problema di relazioni pubbliche e mai una questione di azioni e conseguenze di queste azioni.

Una voce (ancora una volta) saggia, informata, ricca di fatti e testimonianze di prima mano che parla in nome di una concezione molto alta del giornalismo.
Con un monito: quello che preferiamo rimuovere ritorna, prima o poi, sotto forma di mostro.
(Via ZNet)

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Ci siamo?

Archiviato in: internet — raffaele @ 5:49 pm

Secondo il New York Times, l’annuncio dell’accordo tra Google e YouTube potrebbe arrivare entro oggi. La fonte, come è accaduto fino ad ora in tutta la faccenda, è vaga. Trattasi infatti di “persone coinvolte nelle discussioni”.

Riprendo la notizia da Matt Marshall di SiliconBeat, solitamente accurato (e inizialmente piuttosto scettico sulla vicenda) che aggiunge: “le trattative potrebbero anche collassare o un terzo incomodo potrebbe inserirsi con un’offerta più allettante”

Barring a last-minute snag in the talks, the boards of both Google and YouTube were scheduled to hold separate board meetings on Monday to approve the deal, with an announcement possible after the close of regular trading. Discussions could still break down, however, or another party could present a more-attractive offer.

UPDATE: … e mentre dell’imminente deal parla anche Reuters, YouTube stringe altri tre accordi per la diffusione di contenuti con altrettanti produttori: Universal, Sony BMG e CBS. Il primo accordo di questo tipo fu firmato da YouTube a metà settembre con Warner.

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8 Ottobre , 2006

Premio Nobel ai blog?

Archiviato in: giornalismo, internet, media — raffaele @ 2:40 pm

nobel.gifIl comitato di assegnazione dei Nobel dice che in futuro anche i media potranno vincere il nobel per la pace. Jeff Jarvis coglie la palla al balzo per proporre come suo candidato la piattaforma Blogger. Motivazione: ha dato voce a persone di tutto il mondo.

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7 Ottobre , 2006

Quotidiani e pubblici attivi

Archiviato in: Editorialisti, giornalismo, internet, media — raffaele @ 4:23 pm

newspapers.gifLuca sulla crisi e sul futuro dei quotidiani. Riassumo:

1) i quotidiani devono ricominciare a sentirsi parte di un progetto culturale; in questo progetto devono sentirsi coinvolti tanto i giornalisti quanto gli editori;

2) tra quotidiani e quel pubblico attivo emerso in questi anni (per lo più in “opposizione” ai giornali che si erano dimenticati di lui per concentrarsi sulle fonti) deve nascere una relazione “simbiotica”; un rapporto stabile tra chi svolge quella necessaria attività di ricerca e organizzaizone dell’informazione a tempo pieno e chi deve criticare, stimolare, pugulare.

3) solo così i quotidiani possono pensare di uscire dalla crisi attuale, e forse editori e giornalisti risovere la vertenza contrattuale.

Penso che il progetto culturale di cui parla Luca - sono d’accordo: non c’è niente di più importante in questo momento - presupponga però che i quotidiani riconoscano gli errori che hanno commesso in questi anni. Che si rendano conto di avere offerto più o meno consciamente narrazioni della realtà ristrette entro confini angusti, entro limiti dettati per lo più dall’ossequio a poteri più o meno forti e dall’accettazione di interpetazioni del mondo sviluppate dai più potenti, siano questi aziende, governi o istituzioni di altra natura.

I quotidiani continuano a produrre informazione di qualità. Quasi ogni giorno i giornali del nostro Paese regalano meravigliosi pezzi di giornalismo, e lo fanno proprio perchè - come dice Luca - sono in grado di pagare persone che si dedicano a tempo pieno a questa attività. Ma l’effetto complessivo, quello prodotto da editoriali, titoli, scelte redazionali, impaginazione, selezione delle notizie, resta, a mio parere, un’informazione stereotipata e spesso lontana dal senso comune. Il risultato è una sfera pubblica in cui si confrontano sì molteplici iterpretazioni della realtà, ma nella quale la “varianza” delle interpretazioni risulta irrimediabilmente limitata.

Se penso a un progetto culturale, non riesco a non pensare a qualcosa che parta dallo sforzo di allargare questa “varianza”, a un’impresa, come dice Luca, che può essere compiuta soltanto con la collaborazione del massimo numero di intelligenze e punti di vista, in una parola di quei pubblici attivi che sono emersi in questi anni anche grazie alla rete.

Detto questo, confesso il mio pessimismo. Non riesco a immaginare come istituzioni che hanno interiorizzato in profondità (fino a non esserne nemmeno più consapevoli) una narrazione del mondo così ristretta e autorefrenziale possano oggi (e domani) rinnovarsi all’interno di un progetto che metta in crisi il paradigma in cui sono cresciute. Mi sembra più facile cioè che trovino il modo di sopravvivere economicamente, piutosto che cambiare così radicalmente la loro un’identità di cui non sono del tutto coscienti.

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