Raffaele Mastrolonardo's

Il materialismo della coda lunga

In Uncategorized on 5 Settembre , 2006 at 9:51 am

long tail

Appena finito The Long Tail di Chris Anderson, direttore di Wired. La cosa che più mi colpisce (ne parlo più diffusamente giovedì sul manifesto) è il sano materialismo di Anderson. Che non si limita a raccontarci come sta cambiando il mondo ma ci spiega anche perchè è stato così fino ad ora in ragione di un determinato modello economico che influenza non solo il business ma anche la cultura.

La nostra ossessione per le star del cinema, per gli stipendi degli atleti e degli attori è figlia, secondo Aderson, di un’economia concentrata sui best seller e sui blockbuster che guarda solo alla cima della curva della produzione, trascurando tutto il resto. E non potrebbe essere che così, viste le condizioni di scarsità imposte dal mondo fisico (spazio limitato negli scaffali, numero ridotto di sale cinematografiche, frequenze radio non infinite, etc.) che producono un modello economico di questo tipo: per realizzare profitti bisogna concentrarsi sulle hit (solo i film che fanno più soldi arrivano nelle sale, solo i cd che vendono di più trovano posto sugli scaffali dei negozi, etc.).

Internet, portando in alcuni settori un’economia dell’abbondanza (spazio infinto, costi di distribuzione ridotti, fine della tirannia geografica) sta trasformando non solo i modelli di business ma anche la cultura che ne discende. Rendendola più democratica. Anderson può avere ragione o può avere torto. Ma il piacere che dà un’analisi materialistica del mondo me l’ero quasi dimenticato. E questo merito, al suo libro, non glielo toglie nessuno.

  1. …si più democratica.
    ma, come si dice, a volte il troppo stroppia.
    vedi: the paradox of choice – why more is less (barry schwartz). confesso: ho solo letto la recensione oggi su un quotidiano.

  2. vero. ma in the long tail chris anderson critica esplicitamente the paradox of choice – why more is less. sostiene che il problema non è tanto l’eccesso di scelta. quanto la mancanza, almeno negli esperimenti a cui barry schwartz fa riferimento, di sistemi di raccomandazione o di filtri che permettano all’utente di orientarsi nella grande quantità di informazioni.

  3. [...] L’avevo annunciata giovedì scorso. Poi, per ragioni di foliazione del giornale, era saltata a questa settimana. Ora, chi fosse interessato alla mia recensione di The long tail sul manifesto può leggerla sul sito del quotidiano (per una settimana). [...]

  4. [...] Da una parte non è niente di nuovo. Si potrebbe dire che questa conseguenza è già tutta dentro il libro di Chris Anderson laddove afferma che uno degli ingredienti chiave dell’economia della coda lunga sono gli strumenti di ricerca e di rating che permettono agli utenti di allontanarsi dal mainstream e addentrarsi nelle profondità della coda alla ricerca di quello che desiderano. [...]

  5. Interessante il concetto di “coda lunga”, mi pare importante per capire il carattere rivoluzionario della nuova generazione internet. A proposito mi permetto di segnalare un bell’articolo che ho trovato sul tema: http://www.ladifferenza.it/?452/L-era-di-Internet-2
    Nell’articolo di parla del libro di Anderson, che è il “padre” della definizione.